Sicurezza delle fonti di approvvigionamento. Elaborazione di una politica energetica a livello europeo. Liberalizzazione dei mercati. Dipendenza italiana dalle forniture di gas. Sono i temi affrontati nel corso dell’incontro-dibattito "Un patto energetico per l’Italia", che si è svolto oggi a Roma in occasione dell’uscita del nuovo volume di Aspenia "L’energia al potere". Una tavola rotonda che ha riunito amministratori delegati di Enel, Eni ed Edison e rappresentanti politici: Bruno Tabacci, Pierluigi Bersani e il Ministro dell’Economia (nonché presidente di Aspen Institute Italia) Giulio Tremonti. Tema di fondo del dibattito: la rilevanza strategica dell’energia come interesse nazionale ma anche il nodo rappresentato dai problemi di approvvigionamento, costo e distribuzione dell’energia, che in Italia dipende sempre più dal gas. Da qui la necessità di una politica energetica che deve avere dimensione europea.

"Il patto energetico per l’Italia deve essere allargato al concetto di patto per l’energia europea". Questo il commento di Fulvio Conti, Amministratore delegato Enel, che ha sottolineato come siano due le dimensioni centrali del problema: la sicurezza delle fonti di approvvigionamento e i costi dell’energia da un lato e le dimensioni europee dell’energia dall’altro, con un processo di liberalizzazione che viaggia a differenti velocità. Il sistema energetico italiano è fragile, il sistema decisionale è frammentato. "Siamo andati da una fase orientata al consumo di olio combustibile a un consumo esclusivamente dedicato al gas". Si riscontra quindi in Italia una forte dipendenza da una sola materia prima: "Dal gas – ha detto Conti – dipende il 45% della produzione di energia elettrica e questo sta avviandosi a coprire il 60%. Il gas viene da Algeria e Russia, quindi c’è una forte dipendenza geografica. Dobbiamo diminuire la dipendenza e rendere più flessibile il sistema di approvvigionamento del gas. C’è la necessità di aumentare e diversificare le fonti di approvvigionamento e rafforzare l’impegno per riequilibrare il mix dei combustibili. In assenza del nucleare proponiamo carbone pulito, che ha chiare e incontrovertibili economie di scala". E per quanto riguarda l’Europa, il recente Libro Verde della Commissione europea "individua temi opposti alla visione nazionalistica e neoprotezionistica che alcuni paesi stanno portando avanti". La liberalizzazione dei mercati dell’energia in Europa procede a differenti velocità. "Dobbiamo consentire la formazione di campioni europei che ci consentano di affrontare da pari a pari i paesi produttori di energia".

"Quando si parla di energia si deve parlare di gas, non solo per il riscaldamento e per l’industria: unici al mondo – ha commentato Paolo Scaroni, amministratore delegato Eni – abbiamo scelto di produrre il 60% della nostra energia elettrica a gas, mentre la Francia è al 4% e la Germania all’11%". Ci sono nuovi consumatori, come India, Cina e Inghilterra. E ci sono maggiori consumi. Tanto che si calcola che nell’Europa dei 15, nel 2015, i consumi saranno superiori alla produzione della Russia. "La sicurezza di approvvigionamento è fondamentale – ha detto Scaroni – Cosa dobbiamo fare? Moltiplicare le fonti e il mix di combustibili per produrre energia elettrica. Dobbiamo puntare su carbone pulito, sul rinnovabile, sul risparmio energetico. Sbottigliare tutte le reti e far sì che il gas arrivi nelle quantità necessarie. Entro il 2008, ad esempio, ci saranno 6 miliardi e mezzo di metri cubi in più". Il processo di liberalizzazione attuato in Europa è stato diverso paese per paese e ha prodotto situazioni di disparità. "I parametri di una politica energetica – ha detto Umberto Quadrino, Amministratore delegato Edison – sono la sicurezza di approvvigionamento, il costo di produzione e l’ambiente. Si parla di un mix energetico a livello europeo ma i tre parametri non sono obiettivi congiuntamente raggiungibili. Gli obiettivi di Kyoto non si possono raggiungere senza il nucleare. E una politica energetica europea potrebbe essere tema di rilancio dell’Europa".

Le scelte energetiche investono naturalmente la dimensione politica. "Compito della politica – ha commentato Bruno Tabacci, presidente Commissione Attività Produttive della Camera – è fissare le regole del gioco in un mercato regolamentato e avere attenzione verso i consumatori. Ognuno di noi è consumatore, sia come singolo sia come azienda". A fronte delle polemiche su progetti come la riconversione a carbone della centrale di Civitavecchia, "ci sarebbe bisogno – afferma Tabacci – di un patto energetico, di una intesa bipartisan, un comune sentire che riguarda Italia e Europa. I termini della sfida sono spostati sul piano europeo. I piani energetici provinciali sono un insulto al buonsenso". "I discorsi sulle politiche bipartisan devono tener presente una notazione tecnica – ha risposto Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds – questi patti scattano se chi governa ha una mentalità inclusiva". Secondo Bersani il tema dell’energia ha dimensione geopolitica strategica: "Siamo in un sistema a effetto domino, siamo condannati all’amicizia con i fornitori di energia e a costruire reciprocità. Fuori di questo non c’è alternativa. Serve una soggettività politica a livello europeo. Sono per una soggettività europea che sia politica, che si metta dalla parte dei consumatori e che si occupi di sicurezza energetica". Secondo Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia, le tre dimensioni da analizzare sono quella globale, quella europea e quella italiana. Globale: "i fatti che si stanno manifestando hanno una cifra storica straordinaria, si sviluppano in termini strutturali e non congiunturali, globali e non regionali.

Nel ’95 ho scritto un saggio, "Il fantasma della povertà", dove dicevo che i capitali andranno fuori dall’Europa, in Asia, alla ricerca di manodopera. Esporteremo capitali e importeremo povertà. Credo che si debba valutare in termini globali, non amicali". Secondo Tremonti "non ha senso che la competenza sia ancora nazionale e non locale" e "i governi non fanno il Pil ma hanno potere e dovere di agire su fattori base della produzione".

Sul tema dell’energia "vedo un differenziale di schieramenti – ha detto Tremonti – Una parte generale e astratta è più influenzata dai Verdi, una parte generale e astratta è orientata al nucleare". Da Tremonti anche una critica al testo della Costituzione che "dall’autunno 2001 dice che la competenza nazionale sulle infrastrutture energetiche è concorrente regionale. Un conto è sentire, un conto è dare ai territori il diritto costituzionale di veto". Non manca il dissenso con Bersani, secondo il quale il problema non è, fondamentalmente, il titolo V della Costituzione: quello che serve sono "meccanismi negoziali previsti dalla legge per avere un’intesa", "luoghi di compensazione, negoziali, coesivi". "L’energia è un tema geopolitico per eccellenza ma sono per la retorica positiva. Bisogna indicare una strada di civiltà che non sia regressiva".

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