Finanziamenti ed entità degli investimenti necessari. Contrarietà delle popolazioni interessate. Stato delle competenze. Sicurezza. Sono questi i nodi cruciali intorno ai quali ruota, in Italia, il dibattito sul nucleare. E questi sono i temi affrontati nel corso del convegno "Le prospettive per l’Italia di una opzione nucleare", organizzato dall’AIEE (Associazione Italiana Economisti dell’Energia) e dalla Fondazione Energia, che si è svolto al Cnel di Roma. "Vi saranno nuove tecnologie, altre diventeranno più convenienti o più utilizzate – ha detto, introducendo i lavori, il presidente del Cnel Antonio Marzano – Il gas lo è già, si progredirà nel fotovoltaico e nell’idrogeno…ma basterà? L’opzione del nucleare torna al centro del dibattito a seguito di questo interrogativo. Noi vi rinunciammo. Il made in Italy fu la nostra energia". In tutto il mondo, ha aggiunto, sono 441 gli impianti nucleari e 32 in costruzione; in Europa ci sono 93 centrali, delle quali una ventina chiuse.

I problemi principali legati all’uso del nucleare comprendono l’entità degli investimenti necessari per la realizzazione degli impianti, il consenso delle popolazioni interessate e il know how, le competenze professionali e industriali. I vantaggi generali del nucleare, ha sintetizzato il Segretario Generale dell’AIEE Ugo Farinelli, comprendono fra gli altri la facile reperibilità del combustibile, la mancanza di emissioni di gas serra, il basso impatto ambientale in condizioni normali e la possibile convenienza economica su lungo termine. Dall’altra parte della bilancia vi sono quattro ordini di problemi fondamentali: quelli finanziari, legati alla necessità elevata di capitali che hanno lunghi tempi di ritorno; la sicurezza, connessa alla possibilità di incidenti gravi; lo smaltimento delle scorie radioattive; la possibilità di proliferazione delle armi nucleari. Lo stesso schema di "pro e contro" applicato alla situazione italiana comprende, fra i vantaggi dell’opzione nucleare, "la mancanza di risorse energetiche proprie, la difficoltà nel rispettare i vincoli sulle emissioni e l’alto prezzo dell’energia". Allo stesso tempo i problemi che ostacolano il ritorno al nucleare in Italia sono "l’alta densità della popolazione – continua Farinelli – la sismicità, la scomparsa delle strutture di appoggio, la scarsa capacità di formulare politiche di lungo periodo, l’opposizione pubblica locale e la sfiducia verso la pubblica amministrazione". Di conseguenza servirebbero "progetti innovativi di impianti e dialogo con il pubblico che spieghi i problemi e recepisca le risposte della popolazione".

Elevati costi di investimento e resistenze sociopolitiche nei confronti del nucleare (abrogato in Italia con il referendum del 1987) sono anche i temi che hanno animato la tavola rotonda, centrata sull’interrogativo "Perché si discute di nuovo di opzione nucleare in Italia?". "Si può tornare al nucleare in Italia? – si è interrogato Enzo Gatta, presidente Assoelettrica – Bisogna immaginare una contribuzione di almeno 10-15mila megawatt. Serve un numero adeguato di siti e definire un piano di investimenti. L’aspetto di maggior criticità è costruire un consenso complessivo.

Il ritorno non può essere deciso a colpi di maggioranza, serve un’adesione sociale diffusa e condivisa". Una voce contraria è stata quella di Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace Italia: "È una tecnologia che non ha chiuso il ciclo. Stiamo parlando di una fonte sussidiata, che non chiude il ciclo e non è risolutiva. Il tipo di civiltà conosciuta è ad altissima densità di energia. L’orizzonte è quello delle fonti rinnovabili". Il ruolo futuro dell’Italia è legato alla definizione di una strategia energetica per l’Unione Europea. "Ritengo – ha detto Sergio Garribba, Direttore Generale Ministero Attività Produttive – che le prospettive dell’energia nucleare in Italia dipendano da cosa accadrà nel mondo e in Europa". Il prossimo 14 marzo si svolgerà un Consiglio straordinario del Ministri dell’Energia a Bruxelles focalizzato sulla strategia energetica per l’Unione Europea. "L’Italia intende affermare che l’energia nucleare deve essere parte di questa strategia". Tre le condizioni: "Ci deve essere sicurezza nucleare europea. Chiusura del ciclo combustibile. Deve esserci politica di ricerca e sviluppo europea. E deve esserci una politica europea di non proliferazione nucleare". "L’Italia – ha aggiunto Garribba – deve partecipare ai programmi nucleari europei. Dobbiamo partecipare ai grandi progetti internazionali per i reattori di IV generazione".

 

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