"La situazione energetica attuale è di grande complessità. Il petrolio e il gas nel 1970 contribuivano già per il 60% al fabbisogno energetico mondiale, e questa percentuale sembra destinata a rimanere invariata anche nei prossimi 30 anni. Le risorse energetiche mondiali, nel loro complesso, presentano un potenziale ancora largamente inespresso e apparentemente sufficiente a scongiurare alle generazioni future il pericolo di scarsità energetica. Tuttavia, il ricorso a soluzioni alternative alle fonti tradizionali presenta concreti problemi di effettiva implementazione su vasta scala. Il petrolio e il gas rimarranno ancora le fonti di maggiore utilizzo nelle moderne economie del Mondo, ma le loro riserve sono e saranno sempre più localizzate in aree ben note e definite". A sostenerlo è Gilberto Callera, Presidente World Energy Council Italia che precisa: "Si calcola che circa l’ 80% del petrolio e più del 55% del gas naturale siano situate nell’area dei Paesi produttori, mentre le riserve localizzate all’interno dei Paesi consumatori diminuiscono sempre più. Questa concentrazione pone degli interrogativi sul grado di accesso, sulla sicurezza, sulla formazione dei prezzi, sulla possibile interferenza di politiche governative. Inoltre, alla tradizionale interdipendenza economica tra sistemi produttori e consumatori, si registra oggi una maggior complessità dovuta all’ingresso dirompente di nuovi soggetti enregivori, che presentano problematiche economiche radicalmente diverse. Un altro aspetto importante è quello relativo all’ambiente e alle emissioni di gas ad effetto serra". "Gli scenari alternativi hanno la funzione di stimolare oggi l’assunzione di importanti iniziative strutturali – continua Callera – poiché è sempre più evidente che l’era dell’energia facile e abbondante sia al capolinea. Se con tutta probabilità olio e gas rimarranno le fonti maggiormente impiegate nei prossimi decenni, occorre dotarsi di un sistema di approvvigionamento- consumo che sia il più possibile flessibile. In termini di risorse proprie, al massimo sfruttamento delle scarse risorse fossili disponibili, si deve accompagnare il ricorso alle energie rinnovabili."

L’ Ingegnere Tullio Maria Fanelli, Componente del Collegio dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ha posto l’accento sul mancato sfruttamento delle risorse non convenzionali. "Molte sono le cause addotte: problemi ambientali, logistici, politici. Ma la vera ragione è che ancora oggi è meno costoso estrarre e raffinare il petrolio dei giacimenti convenzionali. Il fatto che i prezzi siano sopra i 60 dollari al barile non implica scarsità strutturale ma soltanto che qualcuno ci sta guadagnando. La realtà- ha spiegato Fanelli- è che le grandi compagnie, per minimizzare i rischi connessi alla ricostituzione delle riserve, hanno privilegiato l’acquisizione di piccole e medie compagnie piuttosto che l’attività di ricerca ed esplorazione. I soggetti che guadagnano non sono solo i Paesi produttori ma anche le compagnie petrolifere:l’ENI ha utili netti dell’ordine di 9 miliardi di euro ma investe solo 6 miliardi di euro. La differenza con le precedenti crisi sta nel fatto che è cresciuta la concentrazione ed è molto diminuita la concorrenza. Inoltre non si è attivato alcun coordinamento tra gli stati consumatori per affrontare la situazione. Soltanto una strategia comune dei 25 Paesi europei sull’offerta e la domanda petrolifera potrebbe essere di grande efficacia."

A conclusione dell’incontro è intervenuto il Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli che ha ribadito l’importanza di definire strategie per fronteggiare l’attuale crisi energetica e la necessità di difendere quelle soluzioni a cui si è giunti dopo anni di accesi dibattiti e valutazioni tecnico-scientifiche. "Bisogna considerare la crescente interdipendenza tra i Paesi e il fatto che i problemi non si possono risolvere soltanto mediante il ricorso alle fonti rinnovabili. Le opere vanno realizzate riducendo al minimo l’impatto ambientale e ogni attore deve,quindi, assumersi le proprie responsabilità."

 

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