La Banca Centrale Europea ha diffuso oggi il bollettino del mese di ottobre. I dati diffusi parlano di aumenti vertiginosi di petrolio e benzina: dall’inizio del 2005, infatti, fino ad agosto i costi del greggio sono aumentati di "quasi il 60%" e quelli della benzina "del 70%", proseguendo quindi di pari passo. Nell’ultimo periodo, le dinamiche di greggio e benzina "si sono disgiunte, e all’indomani dell’uragano Katrina i prezzi della benzina hanno segnato incrementi notevolmente maggiori".

Secondo la Banca Centrale, all’aumentare dei costi della benzina sui mercati internazionali nei giorni successivi a Katrina, anche i prezzi alla pompa per i consumatori dell’area euro "sono drasticamente cresciuti, per poi diminuire solo con un certo ritardo".

L’aumento della benzina ha avuto un impatto significativo sull’inflazione armonizzata di settembre nell’area euro e potrebbe continuare: "Il successivo aumento dei prezzi della benzina sul mercato internazionale nella seconda metà di settembre, collegato con l’uragano Rita, dovrebbe esercitare – secondo la Bce – ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi al consumo".

L’inflazione nei paesi dell’Unione – aggiunge l’Istituto – rimane "contenuta" nel medio-periodo, anche se "é opportuno tenere conto di considerevoli rischi al rialzo: i rincari del greggio e della benzina, in particolare, comportano revisioni al rialzo delle prospettive per gli andamenti dei prezzi a breve termine". Secondo la BCE, è "necessario seguire con attenzione la dinamica dei prezzi in diversi mercati immobiliari. Date le abbondanti condizioni di liquidità presenti nell’area, la forte accelerazione della moneta e del credito segnala rischi per la stabilità dei prezzi su orizzonti di medio-lungo periodo".

Infatti "è essenziale che l’attuale incremento del tasso di inflazione non si traduca in un aumento delle pressioni inflazionistiche di fondo nell’area euro", a far crescere l’inflazione potrebbe essere infatti il petrolio, i cui "recenti andamenti hanno spinto il tasso di inflazione complessiva su livelli notevolmente superiori al 2%", ed in particolare al 2,5% in settembre."

Attualmente non ci sono "informazioni più precise sull’evoluzione delle componenti del tasso di inflazione misurato con l’indice armonizzato dei prezzi al consumo in settembre, si ritiene – aggiunge ancora la BCE – che gli incrementi dei prezzi del greggio abbiano nuovamente inciso in misura determinante. Tale incidenza sarebbe ora accentuata dai rincari della benzina che risultano molto più pronunciati per effetto degli eccezionali vincoli di capacità produttiva delle raffinerie, riconducibili ai due uragani che hanno colpito gli Stati Uniti".

Per quanto attiene alla crescita economica di Eurolandia, la BCE afferma che "potrebbe gradualmente rafforzarsi dalla seconda metà dell’anno", dopo aver segnato un +0,4% nel primo trimestre ed un +0,3% nel secondo. L’istituto ribadisce che persistono però "rischi al ribasso per l’attività economica, connessi principalmente alle quotazioni del petrolio, ai timori per gli squilibri a livello mondiale ed al basso grado di fiducia dei consumatori".

 

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