Il CNEL, di cui il Presidente Marzano ha sottolineato il ruolo di luogo di dialogo fra parti sociali ed Istituzioni, sia in Italia che in Europa, ha consentito anche in questa occasione di confrontare le idee sulle politiche di sviluppo con diversi rappresentanti del mondo politico, imprenditoriale e sindacale.

Il rappresentante di Confindustria ha manifestato apprezzamento sul Piano nazionale PICO, circa il metodo di coinvolgimento dei vari soggetti interessati e sui progetti che si intende realizzare. Qualche preoccupazione invece deriva dalla difficile individuazione delle misure concrete di attuazione (soprattutto le liberalizzazioni); servono, secondo Confindustria, traguardi più agevolmente misurabili; i finanziamenti del Piano, infine, (legati a dismissioni mobiliari e immobiliari) non hanno le caratteristiche di certezza auspicabili.

Il Consigliere CGIL del CNEL, Gentile, ha ribadito alcuni punti di dissenso, sia sul contenuto che sulle fonti di finanziamento (13 miliardi nel 2006) del Piano di innovazione. "La CGIL – ha dichiarato Gentile – aveva richiesto risorse strutturali per finanziare i progetti, invece si utilizzeranno i proventi delle cartolarizzazioni immobiliari". Altre critiche del sindacato sono: l’apparente incompatibilità fra protezione sociale e competitività; l’inadeguatezza delle relazioni sindacali intorno al Piano ed alla strategia di Lisbona, soprattutto sul tema dell’occupazione; la necessità di prevedere scelte concrete per attuare i vari obiettivi.

A tali osservazioni il Ministro per le Politiche Comunitarie Giorgio La Malfa, ha risposto facendo osservare che la scelta delle cartolarizzazioni è giustificata poiché rappresentano spese di investimento (uso produttivo delle risorse). Secondo il Ministro "Maastricht e Lisbona devono andare di pari passo; il rilancio dell’economia Ue può essere attuato o dal lato della domanda (modello USA) dal lato dell’offerta (strada della concorrenza). Per limitare il deficit (e puntare alla stabilità) serve una politica della concorrenza".

Anche la CISL ha partecipato alla discussione con il suo Presidente, Savino Pezzotta che ha espresso le perplessità dei cittadini europei sulla realtà comunitaria: "In Europa si ha paura dell’Europa; i cittadini vedono in pericolo i loro diritti. Come attuare in questo clima l’Agenda di Lisbona? Bisogna far sì che i ceti popolari siano coinvolti nei processi Ue". "Non si fa competizione – ha concluso Pezzotta – riducendo lo Stato Sociale".

Anche secondo Cedrone, rappresentante UIL, la strategia di Lisbona non ha strumenti concreti per raggiungere i suoi obiettivi; finisce inoltre per prevalere sempre il patto di stabilità.

Il Presidente di Confartigianato Vaccarino ha sottolineato la pressione dei mercati internazionali sulle nostre piccole e medie imprese, le quali chiedono pratiche di concertazione per realizzare la crescita economica del Paese. Serve inoltre una politica energetica che favorisca tale settore, con costi più contenuti e una migliore razionalizzazione delle fonti. Occorrono agevolazioni fiscali, investimenti nella tecnologia e nella ricerca, benefici Ue alle PMI.

Ha concluso i lavori dell’incontro il Ministro La Malfa, esprimendo l’esigenza di infondere fiducia nei cittadini. "La crisi delle Istituzioni Ue nasce dal fatto che i consumatori vedono crescere i prezzi e diminuire l’occupazione. Ma il mercato unico, specie quello dei servizi, resta fondamentale: il Trattato di Maastricht va mantenuto e rispettato, dato che una condizione necessaria per la crescita economica è la stabilità finanziaria". Il Ministro ha fatto poi riferimento all’importanza della moneta unica, che ha garantito all’Italia di non rimanere indietro rispetto agli altri Paesi: ma "l’entrata nell’euro necessitava anche di politiche nazionali di supporto, che non sono state attuate". Per quanto concerne lo Stato sociale occorre, secondo il Ministro, trovare le risorse puntando sulla competitività e su un alta produttività del Paese.

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