Ieri il Parlamento europeo ha adottato una direttiva grazie alla quale i bagnanti potranno conoscere preventivamente la qualità delle acque nelle quali intendono tuffarsi. Queste informazioni, infatti, saranno disponibili su Internet e sulle spiagge. Sono stati necessari tre anni affinché deputati e ministri giungessero a un accordo volto a rafforzare gli standard di qualità delle acque, a migliorare l’ambiente e a proteggere la salute umana.
La direttiva – adottata con 584 voti favorevoli, 11 contrari e 56 astensioni – si applica a qualsiasi parte di acque superficiali nella quale è previsto che un congruo numero di persone pratichi la balneazione e sulla quale non gravi un divieto permanente di balneazione. Non si applica quindi a piscine e terme, alle acque confinate soggette a trattamento o utilizzate a fini terapeutici e alle acque confinate create artificialmente e separate dalle acque superficiali e dalle acque sotterranee.

Essa stabilisce disposizioni in materia di monitoraggio e classificazione della qualità delle acque di balneazione, di gestione della qualità e di informazione al pubblico in merito alla loro qualità. E’ finalizzata a preservare, proteggere e migliorare la qualità dell’ambiente e a proteggere la salute umana.

Parlamento e Consiglio si sono accordati su un testo comune nell’ultima fase della procedura decisionale, quella della conciliazione. Gli Stati m embri dovranno applicare le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva entro due anni dalla sua entrata in vigore.

Limiti più severi per le categorie di acque balenabili

Il progetto comune sottoscritto dal Parlamento prevede quattro categorie di acque: "scarsa", "sufficiente", "buona" e "eccellente". E’ stata la fissazione di limiti più severi che ha convinto i deputati ad accettare l’introduzione di una categoria supplementare ("sufficiente") per le acque di balneazione. Quelli per gli enterococchi intestinali, ad esempio, sono stati fissati a 330 per le acque interne e 185 per le acque costiere. Più in generale, questi nuovi valori comportano una riduzione dei rischi per la salute dei bagnanti dal 12% all’8%. Questi rischi riguardano generalmente infezioni respiratorie o digestive non troppo gravi, ma che possono comunque rovinare le vacanze.

La direttiva impone inoltre agli Stati membri di assicurare che, entro la fine della stagione balneare 2015, tutte le acque di balneazione siano come minimo "sufficienti". Dovranno poi adottare le misure realistiche e proporzionate che ritengono appropriate per aumentare il numero delle acque di balneazione classificate di qualità "eccellente" o "buona".

Informazione e partecipazione del pubblico

Il Consiglio ha accettato di migliorare la sua posizione comune per quanto riguarda l’informazione e la partecipazione del pubblico. Tramite Internet sarà possibile ottenere informazioni aggiornate sulla qualità dell’acqua e sui siti di balneazione. Le informazioni dovranno essere divulgate non appena disponibili e al più tardi nel 2013. Dopo due anni, inoltre, una volta applicata la nuova catalogazione delle acque, i luoghi balneari dovranno anche essere dotati di una chiara segnaletica con simboli comuni a tutta l’Unione.

Gli Stati membri dovranno assicurare che le seguenti informazioni siano divulgate attivamente e messe a disposizione con tempestività durante la stagione balneare in luoghi facilmente accessibili nelle immediate vicinanze dei siti balneari: la classificazione corrente delle acque e l’eventuale divieto di balneazione o avviso che la sconsiglia mediante un segno o un simbolo chiaro e semplice, nonché una descrizione generale delle acque di balneazione, in un linguaggio non tecnico. Nel caso di acque classificate "scarse", dovranno inoltre essere fornite informazioni sulle cause dell’inquinamento e sulle misure adottate per prevenire l’esposizione dei bagnanti all’inquinamento e per affrontarne le cause.

Prima valutazione nel 2008

Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno deciso di chiedere alla Commissione di elaborare una relazione entro il 2008 (e non dieci anni dopo come era stato ipotizzato), considerando non solo gli sviluppi a livello scientifico ed epidemiologico concernenti la qualità dell’aria, ma anche gli aspetti virologici come richiesto dai deputati. Alla luce di questa relazione, la Commissione procederà ad una revisione della direttiva al più tardi nel 2020, valutando anche l’opportunità di eliminare progressivamente la classificazione di "sufficiente".

Background

La proposta della Commissione era finalizzata a migliorare e ad aggiornare le disposizioni della direttiva in vigore dal 1976, prendendo in considerazione gli sviluppi della scienza e della tecnologia nonché le nuove strategie gestionali. Nel corso dell’esame della proposta erano emerse ampie divergenze tra il Parlamento ed il Consiglio. I principali problemi aperti riguardavano i valori per la qualità delle acque di balneazione, l’informazione e la partecipazione del pubblico, i piani di emergenza e la capacità di reazione degli Stati membri, i calendari, le scadenze e la revisione della direttiva.

Visto che il Consigli o non è stato in grado di accettare gli emendamenti proposti dal Parlamento in seconda lettura si è dovuto procedere a una conciliazione. Dopo una serie di riunioni del comitato, le delegazioni del Parlamento e del Consiglio sono giunte alla definizione di un progetto comune passato con successo al vaglio dell’Aula.

 

 

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