L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha indirizzato nei giorni scorsi una segnalazione alle Camere e al Governo sulla "Regolamentazione della distribuzione farmaceutica".
Secondo l’Autorità l’attuale disciplina del settore della distribuzione al pubblico dei farmaci, riservando ai farmacisti la titolarità delle farmacie ed escludendo la possibilità di cumulare l’attività di distribuzione all’ingrosso e quella di distribuzione al pubblico dei farmaci, penalizzerebbe eccessivamente la concorrenza. Questa posizione crea perplessità tra i farmacisti.

In primo luogo, spiega Federfarma, l’Autorità non tiene il benché minimo conto della importantissima sentenza della Corte costituzionale (n. 275 del 2003), nella quale è chiarito che l’attività di distribuzione all’ingrosso e l’attività di dispensazione in farmacia sono tra loro incompatibili, perché la commistione tra le due attività farebbe insorgere gravi conflitti di interesse, che pregiudicherebbero il fondamentale diritto alla salute. Quelle dell’Antitrust sono affermazioni in rotta di collisione frontale con quanto stabilito dalla Corte costituzionale. Lascia davvero interdetti che un’Autorità amministrativa disattenda completamente le decisioni della Consulta".

In secondo luogo, continua la nota, l’Autorità non considera che la riserva della titolarità delle farmacie ai farmacisti, oltre ad essere prevista in numerosissimi Paesi europei, è direttamente funzionale alla migliore tutela della salute. Per un verso, se non esistesse la riserva, le farmacie potrebbero finire nelle mani di soggetti animati da intenti puramente speculativi, che seguono solo la logica della massimizzazione del profitto. Si creerebbe un regime, sì, di concorrenza, ma certo non vantaggioso per gli utenti del Servizio Sanitario Nazionale, i quali (anche secondo la Corte costituzionale con un’altra sentenza, la n. 27 del 2003) correrebbero il rischio di veder sparire molte farmacie, travolte dalla logica del predominio del più forte.

Per altro verso, conclude Federfarma, l’Antitrust dimentica che solo la riserva della titolarità della farmacia a un farmacista garantisce responsabilità e controlli, visto che solo il farmacista è tenuto al rispetto della deontologia professionale ed è sanzionato in caso di inadempienza. In realtà, è la stessa prospettiva dalla quale l’Antitrust ha preso le mosse che è radicalmente sbagliata: i farmaci non sono patate e il farmacista non è un commerciante. Applicare al settore farmaceutico una logica piattamente concorrenziale, che ha un senso per altri settori di attività economica, significa dimenticare del tutto il collegamento tra farmaco e salute, diritto costituzionale di primaria importanza (il solo, anzi, che la Costituzione definisca "fondamentale").

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