I farmaci generici occupano meno del 4% del mercato farmaceutico italiano. Dopo il decreto ‘Storace’ però la loro diffusione è comunque aumentata e se la crescita continuerà con questo ritmo si potrà arrivare ad un risparmio di 68 milioni di euro nella spesa farmaceutica. Lo ha rivelato una ricerca di Nomisma presentata al convegno ‘La farmacia dei servizi nel sistema socio-sanitario’ organizzato a Bologna dall’ateneo cittadino, da quello di Modena e Reggio Emilia e da Federfarma dell’Emilia-Romagna.

La ricerca ha evidenziato infatti un aumento del consumo dei farmaci di fascia ‘C’ (quelli non rimborsabili dal servizio sanitario nazionale) dopo che il decreto Storace ha obbligato i farmacisti ad informare i pazienti della possibilità di acquistare prodotti equivalenti, non ‘griffati’, ma che costano circa la metà. In fascia C, nel corso del 2005, il consumo dei generici è salito dal 19% al 25,5%. "Nel nord Italia – ha spiegato Barbara Da Rin, che insieme a Sabrina Zimarino ha coordinato la ricerca – la propensione al consumo di farmaci equivalenti è superiore. La scelta è più influenzata dall’informazione e dalla conoscenza di questo meccanismo, che non da fattori puramente economici".

La ricerca ha formulato anche una previsione: che l’aumento dell’informazione in materia faccia crescere ulteriormente il consumo di questi farmaci di un ulteriore 20%. Una situazione che permetterebbe ai cittadini di risparmiare 68 milioni di euro. La Regione Emilia-Romagna si è dimostrata, in questo settore, fra quelle più virtuose. Nel 2005 il dato medio sul consumo dei farmaci generici di fascia C si è attestato sul 33%. Oltre sette punti percentuali in più rispetto alla media nazionale.

"Confermiamo – ha commentato Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci e Salute del Movimento Consumatori – l’incremento dell’acquisto dei generici sia in Fascia A che in Fascia C, segno che i cittadini cominciano a comprendere il valore e la qualità dei farmaci detti equivalenti. E’ necessario tuttavia ribadire che l’Italia è ancora ben lontana dai numeri degli altri paesi Europei: Spagna 8,3%, Austria 12,6%, Francia 13,4%, Germania 41,04%, Inghilterra 49%"."Se in Italia oggi siamo al 4% – continua la responsabile – è evidente che siamo ancora davvero lontani dagli obiettivi possibili".

Sui cittadini si è cominciato a fare leva, ha spiegato l’associazione, offrendo la possibilità di sostituzione a parità di principio attivo. Ora è però indispensabile spingere sull’acceleratore, eliminando i certificati di protezione sulle molecole che allungano i brevetti sui farmaci in modo distorto, oppure consentendo al farmacista la sostituzione con farmaci dello stesso gruppo. Questo specialmente quando i nuovi farmaci hanno di innovativo solo una piccola variazione della molecola, a fronte di un consistente aumento del prezzo.

"Ad esempio, la ranitidina (usata come protettivo per lo stomaco) che oggi costa 6,60 euro – spiega la Miracapillo – spesso è sostituita dai medici con l’esomeprazolo al costo di 21,67 euro. I benefici della seconda molecola rispetto alla prima sono per i pazienti molto ridotti, mentre i costi per il Servizio sanitario nazionale lievitano in misura esponenziale quando si prescrive la seconda molecola invece che la prima.

Pertanto va rilanciata l’ipotesi dell’Antitrust di obbligare i medici alla prescrizione del solo principio attivo e dare la possibilità di sostituzione per classi omogenee. Solo politiche tanto radicali porteranno il nostro Paese a recuperare il tempo perduto".

 

 

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