Il 63% dei consumatori italiani vorrebbe acquistare i farmaci al supermercato, e gran parte di questa percentuale ritiene indispensabile la presenza di un farmacista in grado di guidarlo nelle scelte. E’ quanto emerge dal sondaggio "Farmaci al supermercato?" realizzato dal Movimento Consumatori (MC) attraverso la newsletter e il sito Internet www.movimentoconsumatori.it dell’associazione.

Secondo MC i dati sono emersi dal sondaggio hanno confermato che i bisogni dei cittadini sono vicini alla posizione del Movimento Consumatori. L’associazione ha sempre affermato, infatti, la necessità di fornire garanzie e sicurezza ai consumatori, fattori ritenuti indispensabili dal campione che ha risposto al sondaggio.

In particolare, l’85% di coloro che vorrebbero comprare farmaci al supermercato ritiene indispensabile la presenza di un farmacista in grado di guidarlo nelle scelte ed è disposto ad acquistare solo medicinali molto noti, il cui uso è largamente sperimentato dall’acquirente. Dato interessante è che spesso i farmaci che vengono segnalati come "sperimentati" sono quelli molto pubblicizzati. Per altri farmaci si preferisce ancora l’acquisto in farmacia.

Quelli che dicono sì ai farmaci nei supermercati sono per lo più persone di età compresa tra i 20 e i 50 anni di età di livello culturale medio alto. I più favorevoli in assoluto sono i giovanissimi, specie chi ha avuto esperienze in America; da considerare però che i 20-30enni sono quelli che fanno meno uso di farmaci. La maggior parte di coloro che hanno risposto no hanno dai 65 anni in su e un livello culturale medio basso. Queste persone sono riluttanti ad acquistare farmaci fuori dalle farmacie perché essenzialmente non si fidano e perché hanno bisogno di qualcuno che li aiuti e li consigli nelle scelte.

Il Movimento, inoltre, ha sempre sostenuto che per l’acquisto dei farmaci nei supermercati non è sufficiente la presenza del farmacista, come auspicato anche dai cittadini, ma è necessario un sistema di collegamento con il Ministero della Salute per mettere in atto tutti i sistemi di allerta in caso di farmaci guasti, per un rapido ritiro.

L’associazione ribadisce, quindi, la necessità di studiare le procedure per assicurare la sicurezza ai cittadini e pone l’accento ancora una volta sul fatto che il provvedimento risulta parziale per l’esigenza del contenimento dei costi. "Infatti – afferma Rossella Miracapillo responsabile dell’Osservatorio Farmaci e Salute del Movimento Consumatori – 89 principi attivi danno origine a 1500 farmaci da automedicazione che costituiscono il 10% della spesa dei farmaci a pagamento, mentre il restante 90%, quello che grava davvero sulle tasche dei cittadini ammalati è costituito da farmaci con obbligo di ricetta medica. Oltre 2000 principi attivi originano 11.000 farmaci con obbligo di ricetta (sempre farmaci a pagamento) per i quali non si possono fare sconti, ma solo individuare analoghi a costo più basso là dove esistono. Nessun provvedimento si prevede per questi farmaci, quindi è essenziale – conclude la Miracapillo – che si avvii un tavolo di confronto intorno al quale si siedano tutte le componenti della filiera per consentire un aumento della concorrenza, ma soprattutto per assicurare che il meccanismo della formazione del prezzo sia corretto fin dall’origine".

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