Se, in base alla rendita presuntiva, il versamento dell’Ici è stato superiore a quanto effettivamente dovuto, i contribuenti hanno tre anni di tempo per chiedere il rimborso. Ne dà notizia l’Agenzia delle Entrate che, sulla sua rivista telematica "Fiscooggi.it", riporta una sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio, secondo cui il termine decorre dalla data di acquisizione in catasto del valore definitivo.

La sentenza della commissione regionale arriva in seguito ad una "querelle" tra un Comune della provincia di Roma e un contribuente che dal 1993 al 1997, in mancanza della rendita definitiva, aveva pagato l’Ici per l’ammontare della stima presuntiva. La diatriba in primo grado aveva visto vincente il Comune, ma si é risolta in seguito a favore del contribuente. Secondo i giudici regionali, il Comune deve svolgere in modo efficiente l’attività catastale e non ci sono perciò gli estremi per la decadenza o la prescrizione nel caso in cui il contribuente sia ancora in attesa di sapere l’effettivo ammontare della rendita catastale.

La Commissione Tributaria, nel fissare il limite di tre anni, ha fatto riferimento ad una sentenza della Corte Costituzionale secondo cui la scadenza temporale è il vincolo posto per presentare la richiesta del rimborso che può avere per oggetto ogni annualità pagata in più di quanto effettivamente dovuto.


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