Solo più tasse. La stagione di governo Berlusconi, iniziata con lo slogan «meno tasse per tutti», si avvia a fine legislatura con «esiti paradossali». Il saldo tra aumenti e riduzioni di imposta prodotto dai 209 provvedimenti di natura fiscale e tributaria, adottati dal giugno 2001 a febbraio 2005, ha dato come risultato un «costante aumento» della pressione fiscale, pari a circa il 2%.
L’analisi dell’ufficio studi Nens (Nuova Economia, Nuova Società), diretto da Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani, presentata a Montecitorio «è la pietra tombale – citando Visco – della politica economica e fiscale del Governo». E’ il «grande imbroglio, il grande inganno», accusa il segretario dei Ds, Piero Fassino. Un fallimento che Pierluigi Bersani definisce la «Waterloo fiscale» di Berlusconi.
L’ex ministro del tesoro Vincenzo Visco, prevede che per rientrare sotto il tetto del 3% del rapporto deficit/Pil il governo dovrebbe mettere mano ad una correzione di 30-35 mld di euro. «è una situazione che non sarebbe difficilissimo recuperare con un buon governo e con politiche serie, senza dunque il bisogno di lacrime e sangue».

Gli obiettivi strategici dichiarati nel programma di Governo in materia fiscale indicavano una forte riduzione del prelievo e in particolare un abbattimento drastico dell’Irpef che sarebbe stata trasformata in un’imposta a due sole aliquote. La traduzione di quegli obiettivi in provvedimenti legislativi è rimasta, abbastanza lontana dalla loro piena realizzazione. Nens ha condotto un’analisi di questi provvedimenti (si tratta di 209 interventi di natura fiscale e tributaria, adottati dal giugno 2001 al febbraio 2005) misurandone gli effetti sulla finanza pubblica e soppesandone le conseguenze attese rispetto a quelle realmente prodotte sull’andamento delle entrate.

Inoltre, Nens ha analizzato le misure adottate in materia di imposta sui redditi svolgendo una comparazione tra i provvedimenti introdotti dall’attuale governo e quelli adottati nella precedente legislatura dal governo di centrosinistra.

I risultati dell’analisi sinteticamente sono:
1. In ciascuno dei 4 anni dal 2001 al 2004, le misure fiscali varate comprendendoquelle temporanee e di natura straordinaria come condoni e sanatorie – invece di ridurre il prelievo (come era detto nel programma), secondo le valutazioni dello stesso Governo avrebbero dovuto generare un aumento della pressione fiscale;
2. Le misure di riduzione fiscale permanente varate fra il giugno 2001 e il febbraio 2005, secondo quanto riportato nelle relazioni tecniche con cui il governo ha accompagnato ciascun provvedimento, sono sostanzialmente equivalenti a quelle di incremento permanente del prelievo. Di conseguenza il prelievo fiscale, anetto dei numerosi provvedimenti di carattere temporaneo (in particolare, condoni econcordati) sarebbe dovuto rimanere sostanzialmente invariato dal 2001 al 2005;
3. I risultati di consuntivo delle entrate permanenti non sono in linea con quantoindicato nelle relazioni tecniche dei provvedimenti: dal 2001 al 2005, in base allestime delle relazioni tecniche, gli incassi tributari correnti del settore statalesarebbero dovuti rimanere costanti, viceversa essi diminuiscono di oltre l’1% del Pil.
4. Questa discrepanza si spiega con due ragioni: errori di valutazione (forsedeliberatamente commessi allo scopo di far tornare i conti) nelle relazioni tecniche e forte ripresa dell’evasione fiscale;
5. Infine, al prelievo relativo alla fiscalità statale si aggiunge quello relativo alla fiscalità locale aumentato, nel triennio 2001 – 2003 (ultimo anno per il quale sono disponibili i dati) dello 0,4% del Pil. E’ verosimile che i dati degli annisuccessivi, quando saranno disponibili, evidenzieranno un ulteriore inasprimento.

Per scaricare il documento integrale, vai a http://www.nens.it/


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