Qual è la condizione del sistema scolastico italiano e quali sono i programmi per il futuro? Questi i quesiti ai quali si è tentato di rispondere nell’incontro svoltosi presso Palazzo Brancaccio "La buona scuola. La scuola per il Paese – Il Paese per la scuola". Il convegno, organizzato dal sindacato Cisl, ha visto la partecipazione di rappresentanti della società civile e politico per un aperto confronto sui problemi della formazione scolastica in Italia. "Per la scuola italiana non basta una riforma – ha dichiarato Francesco Scrima, Segretario Generale Cisl Scuola – ma serve un grande progetto di rinnovamento, serve il coraggio, l’energia, l’ottimismo di un movimento ampio e concertato".

"Esiste una profonda asimmetria scuola-società – ha affermato Scrima -. Alla scuola si chiede molto, ma non si investe abbastanza in essa. Serve invece un investimento finanziario, affettivo e culturale. Siamo qui per elaborare un progetto di scuola che sia anche un progetto di società. Il fondamento dell’istruzione è nell’etica, per una scuola al servizio di grandi finalità morali (la persona, la comunità), non solo economiche". "L’obbligo di istruzione – ha proseguito Scrima – e l’obbligo formativo previsti dalla Legge Moratti, devono coincidere con l’obbligo educativo. Va dunque riaperto il cantiere della riforma per realizzare un progetto sostenibile, assimilabile e gestibile, elaborato da schieramenti politivi trasversali, dato che la scuola appartiene alla Nazione". Per il segretario della Cisl-scuola infatti occorrono convergenze strategiche per garantire il diritto alla formazione, al lavoro, alla conoscenza. "Buona scuola significa – ha continuato Scrima -innalzamento dei termini culturali, pari opportunità nell’accesso ai percorsi formativi e conseguimento del diploma. Per combattere la dispersione scolastica, non è infatti sufficiente l’innalzamento dell’età per l’obbligo formativo, che rischio di essere solo un mero elevamento della frequenza scolastica". "Inoltre l’alternanza scuola-lavoro, prevista attualmente – ha concluso il rappresentante sindacale – è soggetta ad abusi da parte delle aziende. Forse sarebbe più opportuno posticipare a 18 anni l’ingresso nel mondo lavorativo, sostenendo economicamente le famiglie che fanno studiare i propri figli. Bisogna infine puntare al principio di responsabilità e collaborazione tra Stato e regioni nella realizzazione delle politiche formative".

Il Professore Ivano Spano, docente di sociologia generale presso l’Università di Padova, nel suo intervento ha illustrato i risultati di una ricerca condotta sugli insegnanti della provincia veneta: il 58% di essi giudica scarse le strutture scolastiche, per il 48% l’organizzazione è poco funzionale, per l’86% le offerte di apprendimento sono poco motivanti; ben il 100% degli intervistati ritiene scarsa la capacità relazionale con gli allievi e per il 90% non c’è sufficiente dialogo docenti-famiglia. Per un’altra indagine su un campione di 5mila studenti veneti questa sarebbe la condizione psico-fisica dei ragazzi: il 30% di essi ha effettuato almeno una visita medica negli ultimi 6 mesi, il 12% consuma abitualmente farmaci, mentre il 5% prende psico-farmaci; il 18% ha avuto attacchi di panico, il 20% si sente solo, il 56% si dichiara sempre stanco. Per ciò che concerne gli orientamenti all’apprendimento, il 76% degli studenti a casa non pensa a quanto svolto in classe, il 74% ritiene che gli insegnanti non lo stimolino e il 62% che non venga premiato il lavoro sodo nello studio. "La buona scuola è una sfida – ha dichiarato il Prof.Spano – pensata come realtà da co-costruire coinvolgendo tutti i soggetti in gioco (insegnanti, allievi, famiglia, cultori della materia). Il Paese, in tale ottica, va inteso quale comunità educante".

E’ poi intervenuto il Consigliere di Stato, Alessandro Pajno, che ha definito le difficoltà normative che ostacolano il buon funzionamento della scuola e la realizzazione del bene comune."Innanzitutto la mancanza di chiarezza nel quadro istituzionale disciplinante la materia (legge sull’autonomia scolastica, decreto legislativo che trasferisce competenze organizzative e gestionali alla regioni, modifica del titolo V della Costituzione)¸ poi la mancanza di politiche per la buona scuola", spiega Pajno, "devono porsi come obiettivo un buon livello di istruzione pubblica (intesa come pubblico servizio che persegue il bene comune)". "Occorre – ha concluso il Consigliere di Stato – attuare correttamente le previsioni costituzionali (art.33-34 e titolo V), sia da parte dello Stato che da parte delle regioni, e puntare sulla qualità dell’istruzione in un sistema formativo concordato".

 

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