"Formazione e internazionalizzazione". Questi i temi che hanno contraddistinto la presentazione tenutasi al Forum P.A. 2006 (Fiera di Roma, dall’8 al 12 maggio) del "9° Rapporto nazionale sulla formazione", che ogni anno fornisce le ultime tendenze nel campo della formazione dei dipendenti pubblici. L’iniziativa è stata organizzata dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione in stretta collaborazione con il Formez, l’Istituto Tagliacarte, il Gruppo di lavoro tecnico delle Regioni e Province autonome, la Crui e le scuole pubbliche delle amministrazioni statali.

Il 2005 è stato un anno in cui sembra completarsi il ciclo del "primo radicamento" della formazione negli Enti locali che pone in evidenza un’esigenza di maggiore legittimazione, di qualità e "rendimento" delle politiche formative. E’ il risultato più evidente che emerge dall’indagine svolta dal Formez sull’evoluzione del fenomeno formativo nelle Amministrazioni del governo locale, che ha coinvolto 291 Comuni con più di 10.000 abitanti e 87 Province.

Accanto alle materie manageriali, tecnico professionali e giuridiche, occupano un posto sempre più grande lo studio delle lingue straniere e degli scenari internazionali di geopolitica. Lorenzo Cantoni, Presidente I.Re.F., ha tuttavia affermato che la P.A. dovrebbe in realtà dare spazio ai "migliori talenti" che già conoscono le lingue straniere e che necessiterebbero piuttosto di corsi di formazione su aspetti specifici delle lingue straniere (business English, ad esempio) o materie affini.

"L’evoluzione annuale fa emergere come la formazione sia ormai stabilmente radicata negli apparati amministrativi degli enti locali, come dimostra la dimensione dell’investimento realizzato che coinvolge più del 60% del personale – ha spiegato Nicoletta Bevilacqua, responsabile Research network del Formez -. Ma evidenzia al tempo stesso la necessità di una riduzione del forte divario che ancora caratterizza il Mezzogiorno rispetto alle altre aree del paese e l’esigenza di una maggiore finalizzazione, qualità e rendimento delle politiche formative rispetto ai processi di cambiamento in atto nelle amministrazioni del governo locale". L’indagine svolta in particolare dal Formez sull’evoluzione del fenomeno formativo nelle Amministrazioni del governo locale, che ha coinvolto 291 Comuni con più di 10.000 abitanti e 87 Province.

I Comuni partecipanti all’indagine costituiscono il 27% dell’insieme delle 1.086 Amministrazioni comunali con più di 10.000 abitanti, ma rappresentano al tempo stesso più della metà del personale in servizio in tali Amministrazioni e della popolazione amministrata. E’ compresa la quasi totalità dei Comuni capoluogo di provincia e delle città metropolitane.

Dall’indagine emerge la consapevolezza sempre più diffusa che "l’unione fa la forza": si consolida la formula dell’associazionismo, in crescita tra le Province (un quinto l’ha applicata), e stabile in un terzo dei Comuni, con una miglior diffusione tra i Comuni meridionali. L’investimento formativo è ormai di tipo estensivo e tocca più del 60% del personale, con un vistoso accrescimento nei Comuni.

La spesa per la formazione registra una riduzione tra i Comuni, un aumento nelle Province: l’indice-obiettivo dell’1% di spesa formativa sulle retribuzioni lorde continua infatti a decrescere tra i Comuni, mentre segna un recupero leggero tra le Province, confermando una tendenza precedente. Da che cosa dipende questo fenomeno? Dal fatto che i Comuni hanno attuato una incisiva politica di riduzione della taglia media dell’intervento formativo, di contenimento dei costi unitari, di maggior ricorso alla formazione autoprodotta, che ha reso compatibili un decremento della spesa e un ampliamento dei formati.

C’è una ulteriore diffusione delle strutture responsabili della formazione, tanto nei Comuni (dal 68% al 73%) quanto nelle Province (dal 79% all’87%). Come negli anni passati, essa è trainata dagli Enti locali dell’Italia settentrionale e centrale. Anche gli le Amministrazioni del Mezzogiorno, tuttavia, sia pure "a passo di lumaca", hanno mostrato miglioramenti, pur permanendo un divario troppo alto: i Comuni senza alcun nucleo responsabile sono il 47%; le Province il 26% (dal 38% dell’anno precedente).

Il capitolo dedicato alle nuove tecnologie non offre grandi novità: gli Enti locali con un sito telematico dedicato alla formazione passano dal 9% all’11% nei Comuni e scendono dal 14% all’11% tra le Province, restando una ristretta élite, che ancora non innesca effetti imitativi nelle restanti realtà dell’amministrazione locale. Gli enti con sistemi informativi di gestione delle attività formative continuano nella crescita a piccoli passi dell’anno passato, con un ridotto incremento, raggiungendo, comunque, il 48% dei Comuni e il 68% delle Province. Con una prevalenza, tuttavia, degli archivi basati su sistemi informatici locali rispetto a quelli installati sui server (che sottendono un modello di gestione più integrato).

Tuttavia c’è un forte desiderio all’individuazione dei fabbisogni formativi dei dipendenti pubblici, che conduce le Amministrazioni ad una moltiplicazione dei procedimenti di analisi delle proprie esigenze. Crescono un po’ tutte le modalità: quella più complessa, l’analisi dell’organizzazione e delle competenze, aumenta tra i Comuni (48% degli enti) e si conferma tra le Province (59%), diventando il secondo tra gli strumenti utilizzati, dopo le indicazioni dei responsabili di settore (la prassi più diffusa, in oltre tre quarti degli Enti locali).

 

 

 

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