"Di fronte a gravi episodi che mettono a rischio la salute dei cittadini c’è la necessità di istituire da subito l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Alimentare in grado di garantire autonomia e indipendenza scientifica e di interloquire con l’Autorità Europea (EFSA)". E’ quanto afferma la Coldiretti in merito al secondo rapporto Salute & Gusto, Truffe a Tavola 2005, elaborato dal Movimento Difesa del Cittadino e da Legambiente, che evidenzia comunque "l’alto livello di attenzione da parte degli enti preposti". Serve – secondo i coltivatori – una struttura che possa raccogliere con competenza e autorità gli ottimi risultati dell’attività ispettiva e di controllo svolta a favore della sicurezza alimentare dalle molte forze coinvolte: dal Corpo forestale dello Stato all’Ispettorato Repressione e Frodi, dal Comando dei Carabinieri al Ministero della Sanità.

La grande responsabilità dell’agricoltura italiana che ha fatto scelte di avanguardia in termini di divieto di coltivazioni biotech, primati qualitativi e sanitari, tipicità delle produzioni e rispetto ambientale non può essere messa a rischio da comportamenti criminosi che sebbene isolati, danneggiano imprese e consumatori.

E’ necessario – sostiene Coldiretti – intensificare i controlli nel percorso che porta i prodotti dai campi alle tavole lungo il quale si moltiplicano i prezzi e si insidiano preoccupanti tentativi di frodi e sofisticazioni. Un allarme contro il quale la stessa Unione Europea ha deciso di intervenire con decisione con una recente proposta di direttiva comunitaria contro gli abusi delle denominazioni protette che secondo l’Ispettorato Repressione e Frodi sono i reati più diffusi. Una norma che prevede fino a quattro anni di prigione per i falsari di prodotti alimentari a denominazione di origine che operano nel quadro di una organizzazione criminale comportando un rischio grave per la salute e la sicurezza delle persone.

E se le ultime indagini di Legambiente hanno evidenziato un consolidamento del primato sanitario della frutta e della verdura italiana nel mondo con ben il 98,6% dei campioni in regola con le norme di legge, servono più controlli per evitare che vengano spacciati come Made in Italy prodotti importati che le analisi confermano avere livelli di rischio più elevati. Secondo una recente rilevazione dell’associazione di categoria tre cartellini di vendita su quattro nei banchi di frutta e verdura non riportano l’indicazione di provenienza obbligatoria per legge. Una necessità che riguarda anche i prodotti biologico per il quale si assiste ad un boom delle importazioni nonostante l’agricoltura italiana abbia conquistato il podio nella classifica mondiale del biologico davanti a Stati Uniti e Brasile ed è preceduta soltanto da Australia e Argentina, tutti Paesi che hanno la disponibilità di terreni coltivati enormemente più grande di quella nazionale.

E da difendere c’è anche il paniere nazionale delle denominazioni di origine (Dop/Igp) che può contare sul primato comunitario con 149 prodotti riconosciuti in Europa, il 21% del totale, per un valore al consumo di 8,5 miliardi di Euro generato da 42 prodotti ortofrutticoli, 32 formaggi, 36 oli di oliva, 28 prodotti a base di carne, 2 aceti, 3 prodotti da panetteria, 2 prodotti di carne e frattaglie fresche, 2 zafferani, una essenza e un miele. Ai quali si aggiunge – conclude la Coldiretti – il patrimonio nazionale di 447 vini Docg, Doc e Igt, che rappresentano il 60% della produzione italiana di vino che genera un fatturato complessivo di circa 8 miliardi di Euro e un valore delle esportazioni superiore ai 2,5 miliardi di Euro, la principale voce dell’export agroalimentare nazionale.


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