Questa mattina l’Aula del Senato avrebbe dovuto votare gli emendamenti al disegno di legge di sviluppo collegato alla finanziaria. Per intenderci, il provvedimento che prevede, tra l’altro, l’introduzione nel nostro ordinamento della class action. Il condizionale è d’obbligo dal momento il presidente di turno, Vannino Chiti, ha verificato per tre volte consecutive la mancanza del numero legale. Il regolamento del Senato prevede che alla quarta mancanza consecutiva del numero legale il presidente tolga la seduta.

Come è noto, dopo l’ultimo emendamento licenziato dalla commissione Industria che annulla la retroattività del provvedimento, il testo della class action è stato aspramente criticato dalle associazioni dei consumatori alcune delle quali ieri in una conferenza stampa hanno reso note cinque modifiche necessarie. Oggi, invece, si aggiunge al dibattito il S.I.T.I. (il Sindacato Italiano per la Tutela dell’Investimento e del risparmio) che definisce il testo in discussione "depotenziato". Il Sindacato sostiene, infatti, che "la mancata espressa indicazione degli investitori tra i legittimati attivi e la contemporanea eliminazione della legittimazione all’ uso della norma in caso di illeciti extracontrattuali ( presente nella norma approvata nella precedente legislatura ) , intonerà il "de profundis" per chi aveva visto in questa norma non solo uno strumento di difesa consumeristica contro le imprese, ma un efficace rimedio contro gli atti illeciti plurioffensivi da chiunque portati contro diritti e interessi collettivi specifici dei cittadini ( in campo finanziario , ambientale , sanitario ecc. )".

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