Si è tenuto ieri l’incontro annuale tra il Presidente della Corte Costituzionale Annibale Marini e la Stampa, per l’illustrazione del lavoro svolto dalla Consulta nell’arco del 2005. Il Presidente Marini, dopo aver ringraziato gli organi di informazione per l’attenzione dedicata all’attività della Corte, si è soffermato sui dati più rilevanti della giurisprudenza elaborata dai giudici costituzionali.

Innanzitutto l’aspetto più significativo sottolineato è stato quello dei tempi di decisione, che appaiono di poco inferiori all’anno, in pieno rispetto del principio della ragionevole durata del processo. Il totale delle decisioni rese dalla Corte nel 2005 è stato di 482 (con un incremento dell’8,07& rispetto al 2004): di queste 314 nel giudizio di legittimità costituzionale in via incidentale, 101 in via principale, 16 nel giudizio per conflitto di attribuzione Stato-Regioni e regioni, 46 nel conflitto fra poteri dello Stato, 5 in sede di ammissibilità di richieste di referendum abrogativo.

"I risultati conseguiti in termini di efficienza – ha spiegato il Presidente della Consulta – sono stati resi possibili da diverse ragioni, in primo luogo dalla peculiare struttura del giudizio dinanzi alla Corte Costituzionale. Nel giudizio incidentale, infatti, i giudici ordinari svolgono una preziosa funzione di filtro, sottoponendo alla Corte solo le questioni rilevanti nel giudizio di merito e non manifestamente infondate". I conflitti ed i ricorsi in via principale sono invece limitati nel loro numero e ciò impedisce la congestione dei procedimenti.

Ben il 38% del totale delle decisioni in via incidentale attiene ad aspetti meramente processuali: ma "sarebbe sbagliato – ha dichiarato il Presidente Marini – interpretare questo dato come sintomatico di una propensione della Corte ad evitare pronunce di merito". "La Corte – ha soggiunto il Presidente – non può ignorare la forma per concentrarsi sulla sostanza". Anche le regole processuali rientrano nelle regole costituzionali da difendere. Il Presidente della Corte ha evidenziato che l’alto numero di decisioni di rito deriva soprattutto dalla scarsa conoscenza delle regole proprie della giustizia costituzionale, che necessita dunque di ottenere maggiore divulgazione da parte di Istituzioni, società e giudici.

Si è poi fatto cenno alla funzione della Consulta quale arbitro dei conflitti tra Stato e Regioni e fra poteri dello Stato: in particolare i ricorsi proposti dallo Stato contro leggi regionali o viceversa sono stati quasi il 25% delle decisioni, sicché alla funzione di "Corte dei diritti" si è venuta ad affiancare quella di "Corte dei conflitti". "Il contenzioso Stato-Regioni – è stato precisato – è da attribuire ad un fisiologico processo di assestamento conseguente alle modifiche apportate al Titolo V della Costituzione".

Il discorso del Presidente Annibale Marini è stato concluso con il riferimento al rapporto tra la giurisprudenza costituzionale ed il diritto sovranazionale. Di fronte ai mutamenti "epocali", dovuti all’emergere di organismi sovranazionali, la Consulta ha deciso di "non trincerarsi dietro un rifiuto delle novità". La Corte ha deciso di "salvaguardare l’identità della Costituzione italiana, senza chiudere le porte che danno verso l’esterno e cercando il dialogo con i principali interlocutori, la Corte di Giustizia delle Comunità europee e la Corte europea dei diritti dell’uomo".

Sotto il profilo sostanziale numerose sono state le decisioni nel 2005 prese in materia di difesa dei cittadini, dalle pronunce sul diritto alla fruizione dei servizi pubblici (es.la Sentenza n.432 che, dichiarando l’illegittimità di una legge regionale che escludeva il diritto a stranieri invalidi), sulla libertà personale, sulla libera manifestazione del pensiero, sul diritto alla salute, sulla tutela dei minori e del principio della "responsabilità genitoriale" (sentenze n.385 e 394), fino alle decisioni sulla tutela della famiglia di fatto (ordinanza n.461 ).

 

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