Sì dalla Camera alla legge sulla inappellabilità delle sentenze di proscioglimento, rinviata al Parlamento dal presidente della Repubblica. Il testo ora passa al Senato. In pratica, se il Tribunale assolve l’imputato, il Pubblico Ministero non potrà più presentare ricorso in Appello. A meno che non emerga una prova che dovrà essere considerata "decisiva". Altrimenti l’unica cosa che potrà fare la pubblica accusa sarà quella di rivolgersi alla Corte di Cassazione. E’ questo, in sintesi, quanto prevede la proposta di legge approvata oggi alla Camera sull’inappellabilità delle sentenze, ormai conosciuta come legge Pecorella (dal nome del presidente della Commissione Giustizia della Camera Gaetano Pecorella che l’ha presentata). Se il giudice non dispone l’istruttoria dibattimentale, l’appello comunque sarà inammissibile.

E il Pm avrà 45 giorni di tempo per poter ricorrere in Cassazione. La maggioranza ha ‘corretto’ parte del testo dopo che il Capo dello Stato lo aveva rinviato alle Camere segnalando alcuni profili di incostituzionalità. E tra le modifiche introdotte c’é la norma che riguarda la possibilità per la parte civile di poter ricorrere in Appello per chiedere il risarcimento danni. Ma la norma, così come è stata formulata, darebbe adito per l’opposizione ad alcuni dubbi interpretativi. Per alcuni deputati dell’Unione, infatti, anche il Pm potrebbe presentare appello nel caso in cui lo presenti la parte civile. Polemiche a parte, il testo che ora dovrà passare all’esame del Senato, rende anche più facile il ricorso in Cassazione. Ci si potrà rivolgere alla Suprema Corte anche in caso di mancata assunzione di una prova decisiva, se questa però è già emersa nella fase dibattimentale. Oppure se il vizio di motivazione risulta non solo dalla sentenza, ma anche da altri atti del processo ‘specificatamente indicati’.

Modificata infine la norma transitoria che si applica ai processi in corso al momento dell’entrata in vigore della legge. Se è già stato presentato appello questo dovrà essere dichiarato automaticamente inammissibile e il Pm avrà 45 giorni di tempo per convertirlo in ricorso in Cassazione. La stessa cosa accade per quei procedimenti per i quali la Suprema Corte ha già annullato con rinvio la sentenza d’appello di condanna. Cosa che potrà avvenire però solo su punti diversi dalla pena o dalla misura di sicurezza. In questi casi ‘rivive’ la sentenza di primo grado. Entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, i ricorsi già pendenti in Cassazione potranno essere integrati con i nuovi motivi previsti dal ‘testo Pecorella’.

 

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