Sono in leggero calo (meno 10%) rispetto al 2005 i reati di abuso d’ufficio, peculato e istigazione alla corruzione. "Si rileva, altresì, un calo sensibile rispetto all’annualità 2005 nelle fattispecie di reato della concussione (30%), della corruzione di incaricato di pubblico servizio (50%) e della corruzione per atti d’ufficio (50%), a fronte di una sostanziale identità di dati con riferimento alla corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio". Mentre il dato più interessante è "quello relativo all’aumento del 65% rispetto all’anno 2005 dei fatti di corruzione in atti giudiziari". È quanto si legge nella prima mappa del fenomeno della corruzione in Italia, presentata oggi a Roma dall’Alto Commissario anticorruzione Achille Serra nell’ambito del convegno "Legalità, trasparenza e sviluppo della città. Promuovere il corretto agire della Pubblica Amministrazione".

Per quanto riguarda l’abuso di ufficio, in termini assoluti la Regione nella quale risulta essere stato commesso il maggior numero di reati di tale tipo è la Sicilia (169), che registra da sola circa il 15% dei reati risultanti su scala nazionale, seguita, a distanza, dalla Calabria e dalla Campania (che entrambe superano i 100 reati commessi) e da Puglia e Lazio (che si attestano sugli 80). La Regione più virtuosa è risultata la Valle d’Aosta dove si è registrato un solo caso, ma anche il Friuli Venezia Giulia, la Liguria ed il Molise si sono segnalate per la bassa incidenza di tale reato.

Il peculato ha registrato un calo del 10%. In valori assoluti, la Regione con più più casi di peculato è stata il Lazio (43, quasi il 20% del totale nazionale), seguito da Sicilia, Lombardia e Puglia che si sono attestate sui 20 casi circa. Viceversa, le Regioni più virtuose, che hanno registrato il minor numero di casi di peculato (2 ciascuna), sono risultate la Basilicata ed il Molise.

Il capitolo concussione, si legge nel documento, ha registrato nel 2006 una flessione del 30% rispetto all’anno precedente con il dato in controtendenza della Campania (più 30%) dove, in valore assoluto, sono stati commessi 15 delitti (più del 15% del totale nazionale), seguita dalla Sicilia e dalla Lombardia.

La corruzionein atti giudiziari ha registrato un aumento del 65% ma, rileva lo studio, occorre osservare che "il dato non si presenta molto significativo in termini di valore assoluto, atteso che, nell’anno 2006, sono stati rilevati solo 10 casi, ripartiti tra 8 regioni. Le 2 Regioni dove risultano essere stati perpetrati 2 reati di tale tipo sono l’Emilia Romagna e il Veneto. E’ interessante notare come, in entrambi gli anni presi in esame, episodi di reati di corruzione in atti giudiziari sono stati accertati in Emilia Romagna, nel Lazio e in Lombardia, mentre gli altri casi sono stati registrati solo in una delle due annualità in ben 11 Regioni diverse".

L’indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato nell’ultimo anno ha registrato un trend ascendente del 40% ed è molto significativo in termini di valore assoluto, rileva lo studio: le Regioni nelle quali il reato ha registrato un sensibile incremento si sono
rivelate l’Umbria (1100%), il Trentino (700%), il Piemonte ed il Veneto (nelle quali si è
registrato un incremento del 200%), la Calabria e la Sicilia (nelle quali si è registrato un
aumento superiore al 100%), nonché la Basilicata, il Friuli e la Toscana (nelle quali il dato
relativo ai reati commessi è cresciuto tra il 70 e l’80%). In valore assoluto, le Regioni con più casi sono l’Umbria (132) e il Piemonte (126), che insieme arrivano al 30% su scala nazionale.

Per lo studio dunque il contrasto alla corruzione richiede "l’elaborazione di una vera e propria programmazione di livello nazionale, ideata e sostenuta da tutti i principali attori del sistema" ed "è necessario che il contrasto alla corruzione venga inserito fra le priorità dell’agenda politica". Per lo studio dell’Alto Commissario, dunque, "la rilevata drastica diminuzione delle denunce non va quindi considerata quale sintomo di una riduzione del livello di corruzione ma, al contrario, riflette forse una assuefazione verso una vera e propria "cultura della corruzione", che va dalla spicciola richiesta di denaro sino al condizionamento più elevato". "Si tratta a questo punto – afferma il documento – di individuare gli strumenti per far emergere "il sommerso", ricreando nell’opinione pubblica condizioni di fiducia verso l’azione di lotta alla corruzione".

"In un Paese in cui i danni da corruzione sono 70 miliardi di euro vogliamo in Finanziaria le risorse perché l’Alto Commissariato diventi Authority": è quanto commenta Cittadinanzattiva. "Consideriamo scandaloso – ha detto Antonio Gaudioso, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva – che in un paese che dalla corruzione subisce un danno erariale quantificato in 70 miliardi di euro all’anno, il governo e il parlamento non riescano a trovare, nelle pieghe della Finanziaria, pochi milioni di euro per far funzionare l’ufficio dell’Alto Commissario per la lotta alla corruzione".

LINK: Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione

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