Il potere riconosciuto al giudice di provvedere alla liquidazione in via equitativa di un danno è riconosciuto qualora sia provata l’esistenza del danno stesso e delle sue componenti e qualora vi sia l’estrema difficoltà od impossibilità di offrire la prova del quantum. Lo ha ricordato il Tribunale di S. Maria Capua Vetere (CE) sez. di Marcianise, con sentenza del 6 febbraio 2006, riformando la sentenza del Giudice di Pace di Marcianise che aveva condannato l’Enel per i "danni da black-out" mediante la liquidazione in via equitativa. In particolare, la liquidazione del risarcimento in via equitativa avviene se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare.

Il Tribunale ha infatti rigettato le domande dell’utente perché non risultava provato alcun danno causata dal black-out di Enel nel settembre 2003 per circa 15-18 ore a partire dalle 3.25 del 27 settembre. In particolare, il consumatore chiedeva il risarcimento dei danni da liquidarsi in via equitativa per il deperimento dei generi alimentari presenti nel frigo.

Nel giudizio di primo grado l’attore avrebbe dovuto provare di abitare effettivamente nell’immobile fornito dall’utenza Enel, di possedere nell’immobile in oggetto un frigorifero, la natura, la qualità e la quantità dei generi alimentari presenti nel frigorifero al momento del black out e l’avaria degli stessi. Ma nessuna di queste prove venne presentata e nella sentenza appellata il giudice procedette per presunzioni.

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