Strumenti di misura per erogatori di gas e carburanti alterati. Convertitori di gas senza sigillo. Non sempre sono in regola. Così da 1.888 controlli su convertitori di gas ed erogatori di carburante, in due anni sono stati rilasciati oltre 40 verbali di accertamento di violazione delle norme. Eseguiti dal Servizio Verifiche Metriche e Vigilanza della Camera di commercio di Milano, che effettua periodiche ispezioni per l’accertamento del mantenimento nel tempo dell’affidabilità degli strumenti di misura secondo quanto previsto dalla normativa. Su richiesta del consumatore o di autorità. Ma non c’è solo il riscontro della violazione. C’è anche chi "apre" una controversia per il danno subito. Ora anche nelle public utilities. E già un caso risolto alla Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano. Una società municipalizzata con un Comune che è da tempo cliente, fornitore e socio (di minoranza) dell’azienda stessa.

Il Comune non riconosce all’azienda municipalizzata alcune spese per il miglioramento dell’acquedotto di proprietà dello stesso ma da più di un decennio dato in gestione all’azienda. L’accordo si raggiunge con una convenzione ad hoc tra le due parti, che ridetermina la ripartizione dei costi e le modalità di pagamento. E se c’è il dubbio che il contatore di casa non sia in regola, la bolletta sia troppo alta, si può chiamare la Camera di commercio per la verifica.

Il Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale, azienda speciale della Camera di commercio di Milano, propone il tentativo di conciliazione di fronte a controversie commerciali e non. La conciliazione è un modo rapido, efficace, riservato ed economico per risolvere liti e problemi che riguardano i rapporti fra imprese, fra impresa e consumatore, fra soggetti pubblici. Obiettivo della conciliazione è il raggiungimento di un accordo mediato che sia soddisfacente per tutti i soggetti coinvolti. 260 le domande di conciliazione accolte in un anno (2004) al Servizio di Conciliazione della Camera Arbitrale (+53,8%). Raddoppiati gli incontri di conciliazione: 108 nel 2004 contro i 53 del 2003 (+103%). E 173 le conciliazioni gestite nei primi 6 mesi del 2005, di cui 82 fra imprese e 91 fra imprese consumatori. Accordi raggiunti nel 97,5% dei casi in un tempo medio di 32 giorni.

Settimana della conciliazione fino al 29 ottobre. Si parla di conciliazione nelle public utilities al convegno "La conciliazione come strumento di risoluzione delle controversie in materia di public utilities", oggi 26 ottobre, presso la Camera di commercio di Milano, Palazzo Turati, Via Meravigli, 9/b, alle ore 16.00. Un incontro organizzato dalla Camera Arbitrale Nazionale e Internazionale di Milano, azienda Speciale della Camera di commercio di Milano, in collaborazione con Confservizi.

"All’inizio del 2005 – dicono dal Servizio di conciliazione della Camera Arbitrale di Milano – presso il nostro Servizio di Conciliazione si è svolto un incontro che ha visto coinvolti un’importante azienda multiservizi ed un comune della provincia milanese. La controversia, del valore di oltre 6 milioni di euro, si è chiusa con un accordo di conciliazione che ha soddisfatto tutti. Sulla scorta di quella positiva esperienza, abbiamo ritenuto importante creare un’occasione per riflettere sul tema insieme ad un partner importante come Confservizi, l’associazione nazionale delle aziende di pubblica utilità".

"Crediamo nella conciliazione – ha dichiarato Silvio Bosetti, presidente di Confservizi Lombardia – sia perché è un efficace strumento di composizione delle controversie, sia perché è un mezzo per dialogare con clienti e fornitori quando i rapporti diventano difficili. Per questa ragione Confservizi ha sottoscritto un protocollo di intesa con Unioncamere per la promozione della conciliazione presso tutti i nostri iscritti".

Il caso di una public utility, risolto dalla Camera Arbitrale della Camera di commercio di Milano.Una società municipalizzata con un Comune che è cliente, fornitore e socio (di minoranza) dell’azienda stessa. Il Comune non riconosce all’azienda municipalizzata alcune spese per il miglioramento dell’acquedotto, di proprietà dello stesso ma da più di un decennio dato in gestione all’azienda. La convenzione che regola i rapporti tra le parti si presta ad interpretazioni contrastanti e l’ammontare della cifra richiesta, oltre 6 milioni di euro, incide in misura non irrilevante sul bilancio societario. I rapporti all’interno della compagine societaria sono diventati sempre più tesi e la situazione, in prospettiva, rischia di diventare ingovernabile. Di fronte alla prospettiva di un giudizio, che rischierebbe di compromettere la stabilità dell’azienda e forse il suo stesso futuro, con costi elevati e dall’esito estremamente incerto, le due parti hanno ritenuto opportuno sottoporsi ad una procedura di conciliazione. Il conciliatore, fin dal primo incontro, ritiene che vi siano tre grossi ostacoli a frapporsi tra le parti:
1) gli avvocati delle parti tendono a ricondurre ogni momento del confronto alla mera interpretazione del contratto, tendendo a rappresentare come "giusta" la posizione del proprio cliente; questo approccio, peraltro giuridicamente ineccepibile, impedisce di fatto ogni altro tipo di discussione;
2) i rappresentanti delle due parti sentono la necessità di trovare un accordo (perché ogni altra alternativa sembra comunque peggiore) ma non vogliono "perdere la faccia" e cedere alle richieste altrui;
3) la comunicazione tra le persone presenti all’incontro è discontinua, caratterizzata da frequenti e reciproche interruzioni tra le parti.
Davanti a questo panorama, il conciliatore decide di incontrare separatamente le parti per aiutarle ad illustrare il proprio punto di vista. Grazie a questi incontri separati, in cui ciascuna parte può rivelare al conciliatore informazioni riservate che non potranno essere rese note dal conciliatore salvo espressa autorizzazione, il conciliatore apprende che:
– entrambe le parti ritengono opportuno trovare una soluzione definitiva al problema (una soluzione che, in altri termini, riduca al minimo i rischi di incomprensioni e contestazioni nel futuro);
– entrambe le parti ritengono sia necessario ragionare "per il futuro", rinegoziando i termini dell’accordo che li vincola.

Il conciliatore incontra separatamente i legali di entrambe le parti per chiedere loro un approccio più costruttivo, abbandonando, almeno per il momento, l’approccio avversariale che li ha fin qui contraddistinti. Un nuovo incontro congiunto, in un clima più disteso, consente alle parti di individuare il vero punto di caduta dell’intera vicenda, ovvero la ridiscussione dei termini della convenzione decennale che lega le parti. Negli incontri successivi il negoziato stabilisce nuovi i termini dell’intesa. Sulla base di questi ultimi, viene raggiunto un accordo anche per quanto riguarda l’oggetto della controversia, che viene definita nel modo seguente:
– alcuni aspetti della convenzione vengono ridefiniti e successivamente approvati dal Comune;
– l’importo delle spese sostenute per il miglioramento della rete idrica viene ricalcolato sulla base di nuovi parametri e successivamente suddivisi in tre rate che il comune rimborserà nei successivi 3 anni.

 

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