Si è tenuto oggi a Roma, presso il Teatro Capranica, il Convegno nazionale "La Salute in carcere. Parliamone senza censure", organizzato dal DAP, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero di Giustizia. L’incontro ha illustrato la situazione socio-sanitaria delle carceri italiane e gli impegni assunti per il futuro da istituzioni, associazionismo e mondo politico per garantire il benessere e la dignità dei detenuti.

Gli istituti penitenziari del Paese, sempre più afflitti da sovraffollamento (nel 2005 59.523 unità, di cui 2.804 donne e 18.836 immigrati extracomunitari) e disagi sociali, richiedono una proficua collaborazione fra i soggetti coinvolti, per affrontare in particolare emergenze sanitarie quali la tossicodipendenza e le patologie psichiatriche. Il Ministro della Giustizia Roberto Castelli, che non ha potuto prendere parte all’evento, ha però inviato un suo messaggio, affermando che "il Governo ha sempre a cuore la salute in carcere". "In materia sanitaria – ha dichiarato il Guardasigilli – abbiamo dato attuazione alle linee programmatiche del Ministero che il Dipartimento ha poi tradotto in numerose attività operative: una commissione interministeriale Giustizia e Sanità; un accordo con le Asl per un programma di prevenzione; dal 2004 un progetto per individuare lo stato di salute reale dei detenuti; in collaborazione con le regioni l’apertura di due reparti ospedalieri a Milano e Roma; due reparti per la disabilità motoria a Parma e Bari; delle sezioni, presso tali istituti, per l’osservazione dei soggetti con patologie psichiatriche; infine la sperimentazione della cartella informatica dei detenuti e la telemedicina".

Sebastiano Ardita, Direttore Generale Detenuti e Trattamento, ha ribadito "La Salute non è solo questione politica o tecnica ma è un problema che riguarda le politiche sociali e criminali dello Stato e la dimensione costituzionale della pena". La relazione presentata dal direttore indica dati evidenti: 60.000 detenuti, di cui 1/3 in custodia cautelare, con un aumento notevole negli ultimi anni di soggetti extracomunitari. I soggetti colpiti da dipendenze (alcool o droga) sono 16.000; le donne (il 5% della popolazione carceraria) presentano, nel 20% dei casi, patologie femminili. Dall’Indice Stato di Salute (ISS), che espone la situazione epidemiologica delle carceri, risulta che solo per il 37% dei detenuti la salute percepita è buona, mentre per il 50% non è ottimale e per il 13% è grave. Le patologie più rilevanti sono: tossicodipendenza (21%) e disturbi psichiatrici (circa il 20%). Di questi ultimi il 10,25% è depressione, il 6% altre patologie mentali ma, ancor più grave, ben il 20% dei detenuti mostra disagi psichici. I suicidi in carcere ne sono una diretta conseguenza: nel 2005 si sono verificati circa 60 episodi.

Giovanni Tinebra, Capo del DAP, ha sottolineato la necessità di coordinare l’assistenza sanitaria penitenziaria e il Servizio Sanitario Nazionale: "Gli interventi devono mirare non solo a ripristinare la salute dei malati, ma anche a mantenere il benessere per i 2/3 di non malati". "Occorrono – secondo Tinebra – livelli di assistenza paritari, fondi per le cure farmacologiche e attività di prevenzione primaria e secondaria". Il trattamento penitenziario in Italia appare ancora, di fronte ai paesi Ue "un sistema in sofferenza – ha dichiarato il Dott.Palma, componente del Comitato Europeo Prevenzione Tortura – una sofferenza numerica, di composizione sociale e di progetti non attuati".

E’ intervenuto anche il Ministro per i Rapporti con il Parlamento , Carlo Giovanardi, avente delega sulle politiche in materia di droga, che ha illustrato alcuni progetti con il DAP per le tossicodipendenze. Sia il Ministro che il sottosegretario del Ministero per l’Interno Alfredo Mantovano, hanno difeso la recente legge sulle droghe, poiché essa "non comporterà un nuovo sovraffollamento carcerario, ma anzi prevede l’applicazione di pene sostitutive e sanzioni amministrative per i semplici detentori".

L’Onorevole Anna Finocchiaro ha trattato specificamente il tema delle donne in carcere, spesso madri con bambini che fino ai tre anni vivono di fatto in detenzione. "La legge emanata nella scorsa legislatura non funziona – ha accusato l’Onorevole diessina – poiché spesso le madri non hanno fuori dal carcere un alloggio per scontare gli arresti domiciliari". Secondo l’Onorevole Finocchiaro serve inoltre una medicina preventiva ed un’azione sistematica per la sanità penitenziaria, da coordinare con il SSN.

Ha espresso il proprio parere anche l’On. Luigi Manconi, esponente dei DS e Garante per i detenuti del Comune di Roma: "la figura del Garante per i detenuti è importante ma si tratta ancora di un’iniziativa locale in sperimentazione; bisognerà aspettare l’istituzione di un Garante a livello nazionale". "Il problema sanitario è fondamentale – ha proseguito Manconi -; solo i suicidi sono circa 17-18 volte superiori all’incidenza nella società civile; nel 2004 il 54% di essi si è verificato nei primi 6 mesi di detenzione (e si tratta spesso di giovani, alla prima carcerazione e con reati di scarso allarme sociale). Una delle nostre proposte è quella è di potenziare i servizi nuovi giunti, con la loro opera di consulenza ed assistenza psicologica".

 

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