Gli shopper in polietilene che contengono come additivi metalli per favorirne la frammentazione, hanno un impatto negativo sulla salute, le raccolte differenziate e l’ambiente. L’organismo internazionale IBAW che raggruppa le imprese che producono polimeri e bioplastiche biodegradabili, ha pubblicato un position paper nel quale mette in evidenza molti problemi aperti dai prodotti in PE degradabile.

Sin dalla prima comparsa sul mercato negli anni ’80 sono stati avanzati molti dubbi sulla veridicità dei claims di diversi prodotti, definiti come "oxo-degradable", "biodegradabile", certe volte persino "compostabile". L’ultimo esempio di queste comunicazioni e iniziative di marketing non veritiere – sottolinea l’organismo – è stato il lancio in aprile dell’iniziativa francese denominata "Neosac". Nessuno di questi prodotti ha ancora conseguito i requisiti di biodegradazione fissati nella normativa, che stabilisce se un packaging in plastica è biodegradabile e compostabile.

Mentre le aziende aderenti ad IBAW testano e certificano i loro prodotti in accordo agli standard europei, i produttori di PE "degradabile" non si sottopongono ad alcuna normativa. Per delle buone ragioni: dopo un iniziale decomposizione – il prodotto si frammenta in piccoli pezzi – la degradazione del rimanente PE è molto lenta, molto più lenta di quanto richiesto per raggiungere i requisiti fissati dalla normativa europea EN 13432.

Il PE frammentato potrebbe quindi – conclude IBAW – accumularsi nella natura dove fauna e flora rischiano di incorporarlo. È ormai riconosciuto da diversi studi scientifici che le specie marine in particolare soffrono dei residui plastici.


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