Famiglie e aziende "in fila" e pronte a ospitare i 170mila lavoratori extracomunitari in arrivo in Italia per collaborare all’assistenza delle persone come badanti e colf o per contribuire alle attività di impresa nelle diverse realtà produttive: dall’agricoltura al turismo, dall’edilizia all’industria. È quanto afferma Coldiretti nel sottolineare che il decreto flussi per l’ingresso di lavoratori extracomunitari nel 2006 pubblicato in Gazzetta prevede che le domande di assunzione di questi lavoratori possano essere presentate agli uffici postali, da parte degli aspiranti datori di lavoro, a partire da domani, 14 marzo alle ore 14.30.

Ma in molti centri davanti alle Poste sono state già segnalate file di datori di lavoro e immigrati pronti a trascorrere le notti pur di consegnare tempestivamente i moduli e in alcuni casi si parla di "liste" irregolari tra i gruppi di extracomunitari che vengono scoraggiate dalle autorità di Polizia che hanno rafforzato i controlli. L’elenco degli uffici postali abilitati a ricevere i moduli per la richiesta di assunzione, si può consultare su www.poste.it e su www.welfare.gov.it. I nuovi arrivi – precisano i coltivatori – seguono da vicino quelli già autorizzati con la pubblicazione del decreto flussi per cittadini neocomunitari con il quale a partire dal 2 marzo è stato dato il via libera all’ assunzione di altri 170mila lavoratori provenienti da Paesi entrati a far parte dell’Unione Europea come Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia o Ungheria. Complessivamente – continua la nota – potranno dunque raggiungere le 340mila unità i cittadini "stranieri", extracomunitari o neocomunitari, che entreranno in Italia nel 2006 per lavorare nelle famiglie o nelle imprese presenti sul territorio nazionale.

La maggioranza di questi lavoratori – rileva l’associazione di categoria – troverà occupazione nel settore dell’assistenza domestica sempre più richiesta nelle famiglie italiane, mentre tra le attività produttive per i lavoratori stagionali le maggiori domande arrivano dal settore dell’ agricoltura e da quelli turistico alberghiero ed edile.

I 170mila permessi per lavoratori extracomunitari – riferisce il comunicato – sono stati suddivisi in "quote" con 77.500 ingressi per lavoratori non stagionali provenienti da paesi senza quote riservate (lavoro domestico, edili, ecc), 38.000 per quelli con quote riservate come albanesi, tunisini, marocchini e altri, 1.000 per dirigenti, 3.000 per lavoratori autonomi, 500 extracomunitari di origine italiana e 50.000 per lavoratori stagionali. Nella ripartizione tra le regioni, dei 50.000 lavoratori extracomunitari stagionali, a prevalere sono l’Emilia Romagna (11.000) seguita con 8.000 dal Veneto e con 7.200 dalla provincia autonoma di Trento. La maggioranza dei lavoratori stagionali extracomunitari e neocomunitari in arrivo in Italia lavorerà in agricoltura e in molti si avvalgono della possibilità di trasmettere le richieste di assunzione attraverso una procedura informatica autorizzata negli uffici della Coldiretti o di altre organizzazioni di categoria.

Negli ultimi anni la presenza di lavoratori immigrati nei campi è cresciuta con tassi di incremento annui a due cifre e oggi i lavoratori immigrati (neocomunitari ed extracomunitari) rappresentano quasi il 15 per cento dei lavoratori agricoli. La maggioranza è impegnata in un lavoro stagionale ma non mancano gli occupati fissi come quelli impegnati nell’attività di allevamento. Sulla base dell’ultima indagine Inea i lavoratori stranieri occupati in agricoltura sono circa 117.000 concentrati per circa la metà nelle Regioni del Nord (48%), ma presenti anche nel sud e isole (37%) e nel centro Italia (15%). Una realtà che è divenuta una componente strutturale di molti "distretti agricoli" come nel caso della raccolta delle fragole nel veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana e dell’allevamento in Lombardia. In particolare gli immigrati impegnati nei campi si occupano della raccolta della frutta e della vendemmia (42,4%), della preparazione e raccolta di pomodoro, ortaggi e tabacco (32,1%) ma anche nell’attività di allevamento (12,8%). Ma cresce la presenza dei lavoratori stranieri anche in attività innovative con circa 2.000 persone impiegate nell’agriturismo (per lo più donne con un rapporto stagionale e dedite alla cura degli ambienti e alla ristorazione) e 7.500 occupati nella trasformazione e vendita diretta dei prodotti agricoli. Da una corretta e tempestiva programmazione degli ingressi di lavoratori provenienti dall’estero può venire un contributo determinante alla crescita economica del Paese, ma anche alla lotta alla clandestinità e al lavoro nero.

Per questo – continua la è necessario che la programmazione degli ingressi risponda alle esigenze delle imprese e dei lavoratori sia nel numero dei permessi accordati ma anche nei tempi del loro rilascio. Occorre – conclude Coldiretti– evitare ritardi che fanno perdere importanti opportunità di crescita tenendo in considerazione che la domanda di lavoro nei campi è legata ai cicli stagionali della produzione che non possono essere rinviati.

 

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