Le code agli uffici postali degli immigrati continueranno ad esserci, se non ci saranno possibilità di quote adeguate alle esigenze dei diversi contesti territoriali, se le quote verranno considerate da molti un’occasione di sfruttamento e se non si porrà mano ad alcune modifiche normative. Lo afferma la Caritas in una nota oggi diffusa sottolineando che "con queste resse dimostrano di avere un grande desiderio di legalità e che vogliono uscire allo scoperto, sanando non poche situazioni di irregolarità".

Ogni anno – si legge in una nota – nasce questa psicosi delle quote, ma occorre ricordare che se una persona non riesce a entrare quest’anno in Italia, forse entrerà l’anno prossimo, o anche nel corso dello stesso anno se si interverrà con quote supplementari. La Caritas aveva proposto di elevare le quote a 200mila immigrati, stagionali esclusi, in occasione di una vasta e fruttuosa consultazione sociale promossa dal ministero dell’Interno. Per quest’anno non è stato così, ma intanto è positivo che c’è stato comunque un ampliamento e anche la scelta di dividere le quote di cittadini comunitari da quelle degli extracomunitari, con periodi diversi di presentazione delle domande. Inoltre è valida la decisione di far presentare le domande presso gli uffici postali, come positiva è stata la decisione di coinvolgere comuni e patronati nelle procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno.

Per il futuro la Caritas propone di attuare procedure più agevoli e rispondere alle esigenze fondate di famiglie e di aziende. Si potrebbero ritoccare altri parti normative, prevedendo ad esempio lavoratori stagionali anche per il servizio familiare o ripristinando il permesso per la ricerca del posto di lavoro (altre proposte di Caritas e di Migrantes). Altri accorgimenti per stemperare gli affollamenti potrebbero essere la divisione delle quote in due periodi diversi dell’anno e la previsione di quote aggiuntive. Occorre purtroppo constatare il ripetersi dell’esecrabile fenomeno dell’accaparramento dei moduli presso gli uffici postali: si è verificata una incetta organizzata dei kit, a scopo di lucro, che merita una condanna senza attenuanti.

Non va infine dimenticato – conclude la nota – che le quote sono solo una parte della questione: bisogna pensare anche ad una efficace politica organica per le persone già presenti sul territorio e al riguardo servono la collaborazione e l’impegno di tutti.

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