Quasi la metà dei lavoratori che arriva in Italia dai paesi neocomunitari trova lavoro in agricoltura dove la presenza degli immigrati raggiunge quasi il 15 per cento degli occupati totali ed è una componente indispensabile del tessuto produttivo per molte coltivazioni: dalle fragole al tabacco, dalla frutta alla vendemmia, dall’allevamento alla raccolta degli ortaggi. E’ quanto afferma Coldiretti in riferimento alla pubblicazione del decreto flussi per cittadini neocomunitari sulla Gazzetta Ufficiale di oggi 2 marzo. Un passo importante che tuttavia – sottolineano i coltivatori- deve essere presto accompagnato dalla pubblicazione del decreto sui flussi di ingresso anche per i lavoratori extracomunitari determinanti per il lavoro nelle campagne. Con il giorno successivo alla pubblicazione del decreto si dà il via libera – si legge dalla nota stampa – solo alle procedure di assunzione di 170 mila lavoratori provenienti da Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia, Slovenia o Ungheria, con un contratto di lavoro subordinato anche stagionale.

La richiesta di lavoratori provenienti da questi Paesi – continua – è particolarmente elevata per il settore agricolo, ma anche per quello turistico, alberghiero e per quello dell’assistenza alla persona con le badanti sempre più presenti nelle famiglie italiane. Le 170mila autorizzazioni disponibili per l’ingresso dei lavoratori neocomunitari dovrebbero risultare adeguate a soddisfare le domande che devono essere spedite nel giorno successivo alla pubblicazione dagli uffici postali con richiesta di nulla osta allo Sportello Unico per l’immigrazione, tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Per i lavoratori stagionali le richieste potranno essere inviate tramite una procedura informatica via internet attraverso gli uffici della Coldiretti o di altre organizzazioni di categoria. Da una corretta e tempestiva programmazione degli ingressi di lavoratori provenienti dall’estero può venire – sostiene l’associazione – un contributo determinante alla crescita economica del Paese, ma anche alla lotta alla clandestinità e al lavoro nero. Negli ultimi anni la presenza di lavoratori immigrati nei campi è cresciuta con tassi di incremento annui a due cifre.

Sulla base dell’ultima indagine Inea i lavoratori stranieri occupati in agricoltura sono circa 117.000 concentrati per circa la metà nelle Regioni del Nord (48%), ma presenti anche nel sud e isole (37%) e nel centro Italia (15%). Una realtà che è divenuta una componente strutturale di molti "distretti agricoli" come nel caso della raccolta delle fragole nel veronese, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte, del tabacco in Umbria e Toscana e dell’allevamento in Lombardia. In particolare gli immigrati impegnati nei campi si occupano della raccolta della frutta e della vendemmia (42,4%), della preparazione e raccolta di pomodoro, ortaggi e tabacco (32,1%) ma anche nell’attività di allevamento (12,8%). Ma – conclude Coldiretti – cresce la presenza dei lavoratori extracomunitari anche in attività innovative con circa 2000 persone impiegate nell’agriturismo (per lo più donne con un rapporto stagionale e dedite alla cura degli ambienti e alla ristorazione) e 7500 occupati nella trasformazione e vendita diretta dei prodotti agricoli.

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