Tra il 1991 e il 2002 i lavoratori immigrati iscritti all’Inps (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) sono passati da 209.220 a 1.426.391, con un aumento di quasi 7 volte. Lo rileva il rapporto "Immigrazione: una risorsa da tutelare", presentato oggi a Roma e realizzato dall’Inps in collaborazione con Il Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.

L’indagine ha rilevato la presenza di lavoratori migranti negli archivi dell’Inps relativa al 2002, ultimo anno per il quale sono disponibili dati consolidati l’analisi compiuta ha permesso di ottenere una fotografia del lavoro immigrato regolare.

Secondo il rapporto, la maggioranza dei lavoratori extracomunitari assicurati presso l’istituto (69,5%) sono dipendenti, il 24,4% lavoratori domestici, il 3,3% operai agricoli e il 2,8% lavoratori autonomi. Per quanto riguarda la composizione per sesso, un terzo (34,3%) del totale dei lavoratori assicurati sono donne. La disaggregazione per aree geografiche di provenienza conferma che l’immigrazione in Italia è caratterizzata da una forte frammentazione delle provenienze e dall’assenza di una o più nazionalità dominanti; le cittadinanze predominanti sono, comunque, la rumena, l’albanese e la marocchina.

Lo studio ha presentato anche un quadro dell’evoluzione dei dati dal 1991 al 2002. I dati per numero di addetti nei vari settori produttivi, all’inizio del periodo in questione, mostrano che oltre due terzi degli stranieri lavoratori (70,5%) erano assunti con contratto di lavoro dipendente, mentre circa un quinto (19,2%) era impegnato nel lavoro domestico. La quota rimanente era suddivisa tra operai agricoli (6%) e lavoratori autonomi (4,3%). A distanza di 12 anni, è da notare come il settore della collaborazione familiare sia quello a più alto incremento, avendo quasi decuplicato il suo numero di addetti (da 40 mila a quasi 350 mila). Nel corso del 2002 infatti, con la registrazione dei lavoratori regolarizzati, ha raggiunto il 24,4% del totale. Il lavoro dipendente mantiene sostanzialmente il suo peso relativo (69,5%), mentre c’è una contrazione negli altri settori: l’agricoltura al 3,3% (46.178 addetti), gli autonomi al 2,8 % (38.945).


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