Immigrazione: in tre anni la Provincia di Roma ha stanziato circa 17 milioni di euro per 173 progetti a favore del mondo immigrato presente nel territorio provinciale. La Provincia di Roma si conferma infatti quella con il più alto numero di immigrati (365.274 al 31 dicembre 2005), pari a circa il 9,5% della popolazione, e accoglie ben il 12,03% delle presenze straniere in Italia (stimate in oltre tre milioni di persone). Oltre alla Capitale, i Comuni che accolgono le comunità immigrate più consistenti sono Guidonia Montecelio, Fiumicino, Ladispoli, Tivoli, Pomezia, Anzio, Ardea, Fonte Nuova e Velletri. E negli ultimi anni l’amministrazione provinciale ha aperto 10 Centri Servizi per l’immigrazione: 8 sono in Provincia, 2 nella Capitale, si occupano di garantire servizi di mediazione linguistica e culturale nonché dell’accesso ai servizi sociali, sanitari e scolastici. Questo il bilancio di un triennio di attività da parte della Provincia romana, presentato oggi a Roma nel corso del convegno "Immigrazione: nuovi percorsi di cittadinanza". E presto si farà un ulteriore passo: l’istituzione del Consiglio provinciale degli immigrati.

"Il nostro Statuto – ha detto Claudio Cecchini, assessore provinciale alle Politiche Sociali e per la Famiglia – prevede l’istituzione del Consiglio provinciale degli immigrati". Come per i consiglieri aggiunti del Comune di Roma si tratta di "strumenti imperfetti" perché il Consiglio, ha commentato l’assessore, avrà solo funzioni consultive: si pone dunque come "tappa di un percorso che vede come obiettivo finale il voto attivo e passivo". La Provincia di Roma ha inoltre istituito un Centro polivalente per l’informazione e il sostegno all’autoimprenditorialità e per la promozione dell’associazionismo etnico dei cittadini stranieri residenti. Fra le attività promosse, c’è inoltre l’attivazione di un Osservatorio Provinciale sull’Immigrazione che intende rappresentare uno strumento di studio e di conoscenza del fenomeno migratorio. Ancora: in tre anni di amministrazione sono stati allestiti corsi di formazione per operatori pubblici e del privato sociale coinvolti nel settore dell’immigrazione, che hanno visto la partecipazione di circa 600 persone nei 17 Distretti sociosanitari del territorio provinciale (esclusa Roma). E fra le attività del triennio si segnala anche la pubblicazione del primo Rapporto 2005 "Gli immigrati nella Provincia di Roma", frutto del lavoro di ricerca sviluppato dall’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e Politiche Sociali del CNR, dal Dipartimento di Scienze Demografiche de "La Sapienza" e dal Dipartimento di Medicina preventiva delle migrazioni, del turismo e di dermatologia tropicale del San Gallicano.

Per Stefano Ceccanti, Capo Ufficio legislativo del Ministero per i Diritti e le Pari Opportunità, dopo i fatti dell’11 settembre nelle legislazioni dei diversi paesi le politiche dell’immigrazione sono state viste come politiche saldate con quelle della sicurezza e con le politiche religiose, determinando in questo modo un "corto circuito immigrazione-sicurezza-religione": "Dobbiamo distinguere – ha commentato Ceccanti – le politiche dell’immigrazione delle politiche di ordine pubblico e da quelle religiose. Dobbiamo partire da politiche dell’integrazione che non debbono mirare né a consentire la convivenza di comunità non comunicanti fra loro né puntare a una rigida assimilazione. La questione chiave è la cittadinanza, l’abbattimento del numero di anni necessari per la cittadinanza e il passaggio dal diritto del sangue al diritto del suolo". Mentre il diritto di voto nei municipi "non richiede nessuna revisione costituzionale", per gli altri livelli il dibattito sul diritto di voto è aperto e, secondo Ceccanti, sono tre le strade che si possono intraprendere: "la strada più semplice" è una legge ordinaria che preveda il voto amministrativo per Comuni e Province; una seconda possibilità è procedere alla ratifica del capitolo C della Convenzione di Strasburgo; una terza possibilità è scegliere la strada della revisione costituzionale.

"Non è più il tempo di una politica emergenziale – ha commentato Marcella Lucidi, Sottosegretario al Ministero degli Interni – l’approccio giusto non è quello repressivo". "Governare l’immigrazione – ha detto – significa individuare regole che consentano di definire nuove forme di convivenza fra le persone. È una sfida inclusiva". Dal prossimo gennaio è previsto un ddl con nuove norme sull’immigrazione. E la cittadinanza prevista dal Governo, con il ddl che stabilisce un arco temporale di cinque anni, "è un fattore possente di integrazione perché assegna nuovi diritti e consente la forma più ampia di partecipazione. Arriva alla fine di un processo ma è anche una meta significativa perché è il momento in cui l’integrazione formale e sostanziale coincidono". Il Sottosegretario ha inoltre rilevato l’importanza dell’idea di una "cittadinanza dinamica".

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