Se è vero che nei primi cinque mesi dell’anno i prezzi alla produzione agricola si sono ridotti del 6,7% rispetto all’anno precedente, è altrettanto vero che il risultato positivo è stato raggiunto a costo di grandi sacrifici per le imprese dove, in alcuni settori, sono stati riconosciuti prezzi inferiori ai costi di produzione che mettono a rischio il futuro delle attività. Questo è il commento della Coldiretti ai dati Ismea divulgati dall’Istat sull’andamento dell’inflazione nel mese di giugno.

Inoltre – aggiunge Coldiretti -alla riduzione dei prezzi alla produzione agricola non corrisponde un analogo andamento nei settori a valle, a vantaggio dei consumatori e ciò rischia di determinare ulteriori e preoccupanti cali nei volumi di acquisto di cibi e bevande in un Paese come l’Italia che ha la leadership europea nella qualità alimentare.

L’andamento al ribasso – dichiara la Cia Confederazione degli agricoltori – non ha trovato riscontro nei vari passaggi della filiera dell’agroalimentare. Si è andata allargando, di conseguenza, la forbice tra i listini sui campi e quelli al consumo: le quotazioni all’origine della frutta sono calate nel 2004 rispetto al 2003, del 17,4% mentre quelle di verdura e ortaggi del 16,7%. All’ingrosso e al consumo il trend è stato invece completamente diverso. Nel primo caso frutta e ortaggi sono aumentati rispettivamente del 5,6% e del 31%; nel secondo, invece, si sono avuti rialzi dell’8% e del 17,8%.


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