Le ultime notizie che giungono dalla Romania e dalla Turchia in merito all’influenza aviaria rischiano di provocare ulteriori pesanti danni all’avicoltura italiana che già fa i conti con una grave crisi causata dal crollo dei consumi. A sostenerlo è la Cia-Confederazione italiana agricoltori fortemente preoccupata per l’emergenza del virus dei polli e per i gravi riflessi che si stanno avendo sia sugli allevamenti italiani che sull’intera filiera avicola.

La Cia evidenza, quindi, l’esigenza di interventi mirati a sostegno dei produttori, di una intensificazione dei controlli e di misure adeguate per rilanciare i consumi garantendo il più possibile i cittadini. Per quanto riguarda le garanzie per i consumatori, la Cia ricorda che da lunedì prossimo 17 ottobre entrerà in vigore il provvedimento che prevede l’obbligo di indicare l’origine della carne in etichetta e questo potrà essere un elemento di chiarezza e trasparenza.

La Confederazione ribadisce che la produzione avicola nazionale copre abbondantemente il fabbisogno interno e in termini di qualità garantisce la sicurezza dei consumatori, come è stato evidenziato più volte da autorevoli esponenti del mondo scientifico.

La Cia rimarca il fatto che l’influenza aviaria, sull’onda emozionale provocata dagli eccessivi allarmismi, non deve assolutamente diventare una seconda "mucca pazza". I nostri allevamenti sono, infatti, sicuri e garantiscono ottimi standard qualitativi. Se si consuma pollo italiano, quindi, non si corre alcun rischio. Oltretutto – avverte la Cia – il nostro Paese non importa prodotti avicoli dal Sud-Est asiatico e le drastiche misure adottate dall’Ue nei confronti di Romania e Turchia sono efficaci.

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