Per la prima volta dopo mesi si avvertono segnali di ripresa per i polli che a Forli, nel principale mercato nazionale, dopo una serie di ribassi consecutivi, hanno spuntato un aumento da 3 a 4 centesimi su base settimanale, portandosi in media a 46 centesimi il chilo. Lo rende noto la Coldiretti nel sottolineare l’impatto positivo sui consumi della campagna per riportare il pollo sulle tavole dei ristoranti, delle mense e delle case degli italiani, dopo le ripetute assicurazioni di autorevoli esperti del mondo sanitario sull’assoluta assenza di rischi nel consumo di carne di pollo cotta.

Una mobilitazione a sostegno del Made in italy che continua a Napoli, lunedì 14 novembre alle 12 a Piazza Trieste e Trento, dove la Coldiretti distribuirà ai passanti duemila confezioni di uova, pollo cotto al forno e frittate di uova cucinate al momento, ma saranno anche fornite alle massaie da parte di esperti qualificati tutte le informazioni necessarie per fugare ingiustificate paure.

La situazione – sottolinea la Coldiretti – resta comunque critica a livello nazionale, con preoccupazioni per il futuro di molti allevamenti, difficoltà occupazionali e di reddito per le imprese e rilevanti giacenze di prodotto invenduto, nonostante l’intensa attività del Ministero della Salute. Gli interventi previsti con la conversione del decreto legge sull’influenza aviaria devono essere accompagnati da un piano di protezione e salvaguardia del pollo italiano per garantire sicurezza, sconfiggere la paura e salvare imprese e posti di lavoro che la Coldiretti ha presentato al Governo. La situazione di allarme che si è creata – sostiene la Coldiretti – deve essere infatti affrontata con misure di garanzia, controllo e trasparenza per i consumatori con una autorità unica per la gestione dell’emergenza, l’intensificazione dei controlli e delle sanzioni ed adeguati interventi di promozione e valorizzazione che evidenzino la qualità e la sicurezza alimentare delle produzioni italiane.

Ma servono anche – continua la Coldiretti – interventi per la sicurezza alimentare che prevedano test di controllo programmati negli allevamenti, il monitoraggio delle specie selvatiche e migratrici e l’estensione dell’obbligo di indicare l’origine della carne a tutti i prodotti derivanti da attività di allevamento senza attendere nuove emergenze. Il tutto – precisa la Coldiretti – va accompagnato da misure di pronto intervento e da un piano di protezione e salvaguardia degli allevamenti che preveda un fondo speciale di rigenerazione del settore avicolo che punti ad un miglioramento qualitativo ed ambientale strutturale per dare un futuro all’allevamento italiano.

La reazione emotiva dei mercati che ha portato alla riduzione di oltre il 50 percento dei consumi di carne di pollo rischia infatti – afferma la Coldiretti – di travolgere il comparto avicolo nel quale operano 6000 allevamenti, 173 macelli, 517 imprese di prima e seconda lavorazione che danno complessivamente lavoro a 180mila addetti per una produzione complessiva di 1,13 milioni di tonnellate di carne ampiamente superiore ai consumi interni e un fatturato complessivo di 3,5 miliardi di euro, circa il 6,5 percento del valore dell’intera agricoltura italiana. Si tratta sopratutto – spiega la Coldiretti – di carne di pollo con 675mila tonnellate ma anche di quella di gallina (86mila tonnellate), tacchino (298mila tonnellate) e faraone ed oche (75mila tonnellate).

La maggioranza degli allevamenti – continua la Coldiretti – è localizzata in quattro regioni dell’Italia del Nord e in particolare in Veneto (50 percento), ma anche in Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte. L’Italia – conclude la Coldiretti – è più che autosufficiente nei consumi che vedevano, prima dell’emergenza, la carne di pollo presente nei menu di otto famiglie italiane su dieci anche per il primato della convenienza economica nell’assicurare un apporto proteico adeguato all’organismo.

 

 

 

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