"L’esperienza del latte fresco, a seguito dell’obbligo di indicare il luogo di provenienza in etichetta dello scorso 7 giugno, ha registrato un boom negli acquisti familiari pari all’8 per cento; dimostra che la trasparenza dell’informazione è importante per garantire la sicurezza alimentare". E’ quanto ha affermato Coldiretti, in occasione della presentazione del Rapporto 2005 sulla zootecnia bovina in Italia da parte dell’Aia e dell’Ismea, nel sottolineare l’esigenza di estendere le norme sull’etichettatura di origine a tutti gli alimenti a partire da quelli di origine animale. Se con l’etichettatura del pollame e dei suoi derivati si è fatto un decisivo passo in avanti molto resta ancora da fare e – rileva l’ associazione – l’etichetta resta anonima per la carne di coniglio, per quella di maiale ed anche per i salumi.

Quattro prosciutti su cinque venduti in Italia provengono da maiali stranieri e non si vede – denunciano i coltivatori – nel precisare che è elevato il rischio che vengano spacciati per Made in Italy salumi prodotti dalla lavorazione di carni di animali allevati all’estero. Sui circa 50 milioni di pezzi di prosciutto venduti in Italia, ben 40 milioni – si legge nella nota – sono il risultato della lavorazione in Italia di cosce di maiale importate soprattutto da Olanda, Danimarca, Francia, Spagna e Germania. Una situazione alla quale bisogna fare fronte con le misure previste dalla legge 204/04 che obbliga all’etichettatura di origine tutti gli alimenti, sostenuta dalla Coldiretti con la raccolta di un milione di firme raccolte. Un traguardo da raggiungere senza attendere le emergenze sanitarie, come è accaduto con la mucca pazza e l’influenza dei polli, per garantire maggiore trasparenza nell’informazione ai consumatori e nella formazione dei prezzi all’interno della filiera.

Secondo un’elaborazione Coldiretti su dati dell’associazione degli Allevatori (Anas) per ogni euro speso dai cittadini in acquisti di salumi quasi la metà (46 %) va al dettagliante, il 37% ai macellatori ed agli industriali e solo il 17% all’allevatore italiano. In Italia vengono allevati quasi 9 milioni di suini, per il 43% in Lombardia e per il 18% in Emilia Romagna. Per il momento l’unica garanzia per il consumatore che intende avere la certezze di comprare salumi provenienti da maiali italiani è dunque quella di acquistare prodotti a Denominazione di Origine Protetta (DOP) che sono riconosciuti dall’Unione Europea e individuabili dal marchio comunitario (DOP) o da quello del Consorzio di Tutela come i Prosciutti di Parma, San Daniele, Modena, Berico-Euganeo e Carpegna.

Tuttavia – conclude la nota dell’associazione di categoria – su un totale di oltre 280 milioni di chili di salumi acquistati annualmente dalle famiglie italiane per consumi domestici solo il 9% per una quantità di 23 milioni di chili sono a denominazione di origine garantita, secondo l’indagine Ismea-Ac Nielsen. Le famiglie italiane destinano 3,3 miliardi di euro all’anno per acquisti domestici e ad assorbire la maggior parte della spesa è il prosciutto crudo (725 milioni), seguita dal prosciutto cotto (702 milioni) e dal salame (400 milioni).

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