"L’entrata in vigore della nuova etichetta della carne di pollo e dei suoi derivati è accolta con grande soddisfazione da allevatori e consumatori italiani che per l’80% considerano necessario che debba essere sempre indicato il luogo di allevamento o coltivazione degli alimenti e nei due terzi dei casi sono d’accordo sul fatto che "se il prodotto alimentare è italiano sono più sicuro da dove proviene e quindi mi fido di più". E’ quanto afferma Coldiretti sulla base delle anticipazioni dell’Indagine Coldiretti-Ispo sulle "Abitudini alimentari degli italiani", che sarà presentata al Forum Internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio i prossimi 21 e 22 ottobre.

Si tratta di risultati che – secondo i coltivatori – trovano riscontro nei pareri delle Autorità responsabili come la FAO che ha giudicato gli allevamenti italiani una garanzia di sicurezza contro l’eventuale rischio della circolazione del virus dell’influenza dei polli, per le buone condizioni igieniche e i controlli eseguiti. La produzione degli allevamenti italiani è più che sufficiente a rispondere nelle quantità alla domanda dei consumatori nazionali e offre le massime garanzie di sicurezza alimentare, come ripetutamente affermato da autorevoli esponenti del mondo scientifico dai quali sono venute, peraltro, importanti rassicurazioni sull’assoluta assenza di rischi nel consumo di carne di pollo.

All’introduzione dell’etichetta di origine della carne di pollo si attende – afferma l’ associazione di categoria – un freno all’impatto psicologico sul mercato determinato dal "virus dei polli" con un calo dei consumi del 32 % che ha danneggiato allevatori e consumatori considerato che otto famiglie italiane su dieci consumava pollo che è il tipo di carne con il primato della convenienza economica nell’assicurare un apporto proteico adeguato all’organismo. D’altra parte gli effetti positivi sui consumi alimentari delle misure per la trasparenza dell’informazione sono confermati da altre esperienze come il latte fresco dove si è registrato negli acquisti familiari un boom dell’8 per cento medio nei tre mesi successivi all’obbligo di indicare sulle confezioni il luogo di provenienza o mungitura previsto a partire dal 7 giugno del 2005.

Ad apprezzare l’entrata in vigore della nuova norma sull’etichettatura dei polli sono soprattutto le casalinghe e gli anziani. La violazione – precisano i coltivatori – comporta la sospensione dell’attività da un minimo di sette ad un massimo di ventuno giorni. Con l’entrata in vigore del nuovo provvedimento circa la metà della spesa degli italiani è garantita dalla "carta di identità", ma molto resta da fare e l’etichetta resta anonima per la carne di maiale, le conserve vegetali e i succhi di frutta, ma anche per l’extravergine di oliva con la possibilità di commercializzare olio ottenuto da miscele di origine diversa senza che questo venga indicato in etichetta. Una situazione – conclude Coldiretti – alla quale occorre al più presto porre rimedio completando il percorso virtuoso, per combattere le emergenze alimentari, che ha già portato all’etichettatura trasparente per la carne bovina l’ortofrutta fresca, le uova, il miele e il latte fresco.

Per la Cia: "Un’etichettatura chiara e trasparente permette una reale rintracciabilità del prodotto e costituisce un elemento importante per tranquillizzare i cittadini e far sì che i consumi possano riprendersi. Attualmente, infatti, si registrano cali consistenti nelle vendite di pollame (tra il 30 e il 40 per cento) provocati, appunto, dalle notizie sull’influenza aviaria e dagli allarmismi sul virus. Diminuzione che mette a rischio di chiusura molti allevamenti (sono 6100 in tutto il Paese) e in pericolo posti di lavoro nella filiera del settore che occupa più di 80 mila persone".

 

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