Dal Nord al Sud della penisola italiana sono molte le Regioni che hanno messo a punto misure ed interventi contro il virus dell’influenza aviaria. Alla notizia dei sei casi certi di infezione da virus H5N1 riscontrati su cigni morti provenienti da Sicilia, Calabria e Puglia, subito sono scattate le azioni del Ministero della Salute e degli enti locali.

Mentre in Liguria la regione tranquillizza i cittadini comunicando come "Tutte le attività fino ad oggi svolte nell’ambito del programma di monitoraggio sull’influenza aviaria abbiano dato esisto negativo", in Veneto il vicepresidente della Giunta regionale, Luca Zaia chiede lo "Stato di crisi per il settore avicolo allo scopo di sostenere un settore produttivo sano, messo in ginocchio in seguito alla psicosi da aviaria che ha ripreso a imperversare dopo l’accertamento di alcuni casi di influenza da virus H5N1 in volatili selvatici anche in Italia". Zaia ha inoltre ricordato come ci siano "tutti gli elementi per chiedere una decisa azione di sostegno ad un segmento imprenditoriale che sta producendo qualità in sicurezza ma rispetto al quale disinformazione e paura hanno provocato un calo massiccio delle vendite, con conseguenze molto pesanti per le aziende e i lavoratori che vi operano".

Rassicurazioni giungono anche dalla regione Friuli Venezia Giulia che precisa in una nota: "In merito ai casi di influenza aviaria riscontrati in questi ultimi giorni in alcune aree del nostro Paese la direzione centrale della Sanità della Regione informa che sinora il rischio è attualmente confinato ai volatili selvatici. L’infezione è stata sinora segnalata solo in alcuni volatili acquatici selvatici (cigni) di tre regioni italiane. La Regione Friuli Venezia Giulia è indenne. Obiettivo delle azioni dei Servizi veterinari è quella di evitare che l’infezione passi dall’ambiente selvatico a quello domestico".

Controlli più intensi sono previsti nella regione Marche. In particolare, nel territorio è stato istituito il Comitato pandemico regionale (Cpr) e l’Unità regionale di crisi per l’influenza aviaria (Urcia). Il Cpr dovrà coordinare le attività previste dal Piano pandemico nazionale (in fase di approvazione) nel territorio regionale, mentre l’Urcia sarà il punto di riferimento delle attività di prevenzione e di emergenza veterinaria, fungendo, in caso di necessità, da collegamento tra l’Unità di crisi centrale e il territorio regionale.

Misure di vigilanza e prevenzione anche in Umbria. "Nella regione – riferisce in una nota il Servizio di prevenzione sanità pubblica dell’assessorato alla sanità regionale – è stata data attuazione a quanto previsto dall’ordinanza ministeriale del 26 agosto 2005 (Misure di polizia veterinaria in materia di malattie infettive e diffusive dei volatili da cortile) e dalle successive modifiche ed integrazioni. In particolare, è stato effettuato il censimento delle aziende avicole e la loro registrazione nella Banca Dati Nazionale. I servizi veterinari delle Asl hanno inoltre effettuato sopralluoghi presso le strutture dove sono presenti volatili al fini di verificare la corretta applicazione della normativa". "Negli allevamenti intesivi delle specie sensibili – prosegue la nota – è stato attuato il Piano di monitoraggio per l’influenza aviaria".

Un decreto ad hoc è stato siglato dal presidente della regione Puglia, Nicky Vendola. Il provvedimento "Misure urgenti di protezione per casi di influenza aviaria ad alta patogenicità negli uccelli selvatici" istituisce zone di protezione di tre chilometri e zone di sorveglianza per dieci km intorno alle zone di Ugento-S.Giovanni e Torre Colimena (Manduria). Una serie di provvedimenti sono stati invece varati dalla Giunta regionale della Calabria per quanto riguarda le funzioni delle province e l’attuazione le misure di prevenzione e protezione elaborate dal ministero-Unità di crisi centrale rispetto al problema del virus dell’aviaria. E’ stato inoltre affidato all’Associazione Legambiente onlus l’osservatorio sulle illegalità nell’ambiente marino e costiero al fine di monitorarne la tutela e la salvaguardia.

In Sicilia, regione dove è stato scoperto il primo cigno malato, il presidente Salvatore Cuffaro ha affermato: "Accanto al sistema veterinario, è stato azionato il meccanismo epidemiologico regionale, che gestisce in maniera centralizzata le divisioni di malattie infettive su tutta l’isola e consente un costante monitoraggio per quanto improbabile, contagio umano".

 

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