Quale regolamentazione deve avere la conoscenza su Internet e come renderla accessibile a tutti? Questi sono stati i temi centrali dell’incontro svoltosi oggi a Roma presso la sala Convegni del Garante dei dati personali, che ha ospitato l’evento organizzato dalla Provincia di Roma e dall’associazione "il Secolo della Rete".

Il Convegno "Dopo Bilbao, dopo Tunisi: quali regole per la società della conoscenza?" ha preso spunto dai recenti Summit mondiali del 2005 in materia di regole ed accesso democratico ad Internet. Ha aperto i lavori il Garante per la Protezione dei dati personali Franco Pizzetti, accennando al complesso impegno dell’Autorità: dalla lotta allo spamming, alla recente proposta avanzata dell’On. Paissan, per il codice deontologico degli operatori in rete. "Non possiamo non renderci conto – ha dichiarato il Pres.Pizzetti – che Internet è il Far West dell’epoca contemporanea. Esistono Autorità internazionali di settore atte ad agevolare lo scambio fra nazioni e realtà locali, autorità ad hoc nelle quali però gli Stati più forti hanno un grosso potere". Internet invece si è sviluppato da un processo di fatto, non è un frutto di un’elaborazione razionale". "La rete – ha proseguito il Garante – è sostanzialmente priva di un soggetto regolatore". Concordando con il suo predecessore Stefano Rodotà, il Pres.Pizzetti sostiene l’esigenza di redigere una Carta per il rispetto della Protezione dei dati personali, al fine di fornire principi e valori in una realtà già operante. Ma come individuare il soggetto regolatore? Due le strade possibili: o con organismi sovranazionali – ma tale percorso, secondo il Garante, richiede tempi lunghi e trova ostacoli nelle censure dei paesi autoritari -; o con la governance, il procedimento per assumere decisioni fra una pluralità di soggetti. La prospettiva potrebbe essere fornita da un’Autorità incardinata nelle Nazioni Unite, anche con la partecipazione attiva di soggetti non statuali.

L’assessore alle Politiche culturali, comunicazione e sistemi informativi della Prov.di Roma, Vincenzo Vita, ha ribadito la necessità di creare delle regole: "una nuova deregolamentazione è in atto. Servono regole, alla cui elaborazione devono prender parte anche le realtà territoriali. Il Summit di Bilbao ha messo insieme ben 17mila autonomie locali, che contribuiranno stabilmente insieme agli Stati alla Internet governance". Occorre, secondo l’ass.Vita, un ‘istituzione internazionale trasparente, legittima e legittimata da organi dell’ONU. Bilbao ha sancito 10 principi, ma ha trascurato il problema del digital divide (frattura digitale): l’11% dell’umanità ha accesso alla rete e più del 50% non usa il telefono. "Il tema democratico è il problema centrale da risolvere". La Provincia di Roma a tale proposito ha intrapreso il progetto "Liberi segnali dal Deserto", un centro di formazione multimediale tra le dune tunisine; l’Amministrazione propone inoltre la creazione di un fondo di solidarietà digitale, da finanziare con una piccola percentuale derivante dagli appalti pubblici.

Il Pres.della Comm. parlamentare di vigilanza Rai Paolo Gentiloni, ha ribadito la soluzione data nel Summit di Tunisi, ossia affidare la governance ad un Forum ad hoc, operante secondo il principio della concertazione di vari soggetti. "la questione Innovazione non è solo un problema tecnocratico ma anche democratico – ha affermato il Sen.Cortiana. Le soluzioni prospettate sulle regolamentazione sono: Carta costituzionale sui diritti un rete, il progetto "Tunisi mon amour, processi concertativi (Istituzioni, imprese e società civile) seguendo l’approccio del multistakeholders.

La Carta dei diritti è stata poi richiamata nell’intervento del Dep.Beatrice Magnolfi. Ma qual è il ruolo dell’Italia? "Il Paese – ha affermato il Dep.DS – deve prendere una decisione netta, poiché serve una governance autorevole. Occorre inoltre investimento sul capitale umano per avviare innovazione e sviluppo. L’Italia deve contribuire alla regolamentazione Ue, non subirla passivamente". L’On.Magnolfi ha inoltre affrontato il tema del digital divide, che pone la nostra nazione molto indietro rispetto agli altri paesi europei (solo il 34% degli italiani ha accesso alla rete). "Il divario digitale finisce per creare anche un divario economico-culturale". Le leggi in materia esistono (fra cui la legge Stanca), ma sono concretamente applicate? La P.A. è digitale ma il cittadino può accedervi liberamente? Questi i punti focali su cui ha invitato a riflettere il Dep.diessino, concludendo con un elogio alla Provincia di Roma, esempio di concertazione fra enti locali, realtà governative e società civile.

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