"Il dato del 13,8 per cento di persone senza alcun titolo di studio e il dato del 43,8 per cento di persone che hanno conseguito solo la licenza elementare o media, che l’Unla definisce ‘ana-alfabeti’, per quanto concerne la nostra regione, sono inoppugnabili da un punto di vista statistico, ma questo non significa automaticamente che la metà dei lucani abbia scarse conoscenze di base (lettura, scrittura, calcolo, informatica)". E’ questa la reazione dell’Assessore della regione Basilicata, Carlo Chiurazzi alla diffusione dei risultati della ricerca Unla già diversamente commentati.

"Non sono, infatti, accettabili – secondo Chiurazzi – né facili e allarmanti semplificazioni interpretative dei dati, né analisi che non partono da una considerazione adeguata delle dinamiche di apprendimento nella società attuale, le quali ormai non avvengono più solo nel mero ambito scolastico, ma anche nella formazione professionale, nelle esperienze di tirocinio, apprendistato e di lavoro e nei percorsi di educazione permanente che sia la Regione Basilicata sia i Centri Territoriali Permanenti presenti nel territorio regionale continuano a programmare e offrire in varie modalità ai cittadini". "A quest’ultimo proposito, ricordo la concessione da parte della Regione di 1900 vaucher per conseguire la patente europea di informatica presso enti di formazione accreditati, con uno stanziamento di 910 mila euro a valere sul Fondo Sociale Europeo, e gli oltre 300 mila euro assegnati negli ultimi cinque anni per i corsi delle Università della terza età, fino ad arrivare ai 70 mila euro previsti quest’anno per le biblioteche (compreso alcune biblioteche dell’Unla) e per la promozione della lettura e del libro nel "Piano regionale di pubblica lettura". "Così come bisogna prendere atto dell’elevata progettualità dei Ctp lucani, che nell’ambito del Programma operativo nazionale per le regioni dell’Obiettivo 1, sono stati capaci di attivare, fino all’anno scorso, 154 progetti di istruzione permanente per adulti e 168 progetti di orientamento e rimotivazione allo studio di donne adulte, con una partecipazione media di 15 allievi per singolo corso".

"Se, da una parte, è vero che il titolo di studio non può essere assunto come l’indicatore tout court del grado di alfabetizzazione delle persone (e di conseguenza, neanche come criterio unico di riconoscibilità delle competenze e professionalità individuali: motivo per cui oggi si fa ricorso al ‘curriculum vitae’), ma bisogna fare riferimento alle più ampie esperienze di scolarità, formale e non formale, documentabili e certificabili lungo l’arco di tutta la vita, è altrettanto vero che Stato e Regioni non hanno ancora concordato sistemi di acquisizione e riconoscimento di crediti che possano consentire, ad esempio, a quanti hanno compiuto esperienze di educazione permanente, in vari contesti, di poter conseguire in modo più rapido il titolo di licenza media o il diploma di scuola superiore, di cui solitamente sono privi". "Una risposta in questo senso è la prossima sperimentazione del "Libretto formativo del cittadino" che sarà rilasciato dalle Regioni e dovrà registrare le competenze acquisite in tutti gli ambiti e le esperienze formative e lavorative, comprese le competenze acquisite in modo non formale secondo gli indirizzi dell’Unione europea in materia di apprendimento permanente. Ma dopo i progressi compiuti in questa direzione con la Conferenza unificata del 13 luglio scorso, che ha approvato lo schema del ‘Libretto’, vanno ancora concordati standard nazionali e procedure condivise di validazione delle competenze, in particolare, per quelle informali e non formali che rappresentano la ragione stessa della nascita del Libretto formativo e che una volta riconosciute e accreditate potrebbero costituire un incentivo per i cittadini a conseguire titoli di studio più elevati".

 

 

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