D. Il dibattito scaturito dalla vicenda dell’Opa di Unipol su Bnl ha messo sotto accusa la cooperazione, specie quella che fa riferimento a Legacoop, accreditando l’immagine di un mondo che ha perso i suoi riferimenti valoriali e dedito ad affari di dubbia trasparenza. Qual è la vostra valutazione?
R. Io credo che siamo al centro di un vero e proprio attacco, motivato da finalità politiche. E lo giudico particolarmente grave ed irresponsabile, perché colpisce un’organizzazione e migliaia di cooperative che costituiscono un pezzo importante dell’economia italiana. Anche nell’anno appena passato le nostre cooperative hanno dato un contributo significativo allo sviluppo del Paese, registrando una crescita di oltre il 2% dell’occupazione e di oltre il 4% del fatturato. Per questo motivo è ancora più ingiustificato il tentativo di screditare agli occhi dell’opinione pubblica un mondo sano e laborioso, confondendolo in un unico polverone mediatico-politico con comportamenti ascrivibili esclusivamente alla responsabilità di singoli individui e sulla cui eventuale illiceità dovrà pronunciarsi la magistratura.

D.Ma questi comportamenti non sono in contrasto, almeno sotto il profilo etico, con la storia e la cultura della cooperazione?
R.Sicuramente. Non credo sia un caso, del resto, se i vertici di Unipol hanno rapidamente rassegnato le dimissioni e se la proprietà cooperativa si è assunta in maniera più esplicita e diretta la responsabilità di governo del gruppo, decidendo di modificarne la governance e di chiedere a più soggetti di assumere la responsabilità nei diversi punti della catena di comando. Quello della governance è un problema all’ordine del giorno per tutte le imprese. Lo è, in particolare, per l’impresa cooperativa che supera la dimensione locale e si misura con mercati complessi. Posto che non si può abbandonare l’idea di una governance cooperativa, che fa perno sulla centralità dello scambio mutualistico e del socio, le risposte possibili sono molte. La prima è la separazione delle funzioni tra rappresentanza della proprietà e management. È un tema su cui dobbiamo lavorare, senza pensare di risolverlo con scorciatoie dannose.

D. Non crede, però, che queste caratteristiche si siano un po’appannate agli occhi delle vostre basi sociali e dell’opinione pubblica?
R. Credo che questo sia, inevitabilmente, l’effetto di un dibattito e di un’informazione che non hanno distinto il piano dei comportamenti personali e quello del merito della vicenda. L’opa di Unipol su Bnl è un’operazione basata su un progetto industriale sostenuto fin dall’inizio dalla stragrande maggioranza delle cooperative azioniste di Unipol, convinte della natura strategica, e non certo speculativa, di un’operazione volta a creare un rilevante polo bancario-assicurativo utile alla cooperazione, alle piccole e medie imprese, ai risparmiatori.
Ciò detto, l’ancoraggio ai valori fondanti e caratteristici dell’impresa cooperativa, ad una identità distintiva basata sui principi di mutualità, democrazia, partecipazione, resta per noi un punto fermo, la cui validità è stata ribadita anche dall’ultima seduta della nostra Direzione Nazionale.
E proprio per questo vogliamo avviare una forte iniziativa di informazione e di confronto con i nostri soci e con i cittadini per riconfermare, appunto, la peculiare natura mutualistica e sociale dell’impresa cooperativa, il suo carattere intergenerazionale, la sua solidità. A 120 anni dalla costituzione di Legacoop, questi restano i punti cardinali della nostra azione.

D. A proposito di solidità. Pensa che su questo piano ci possano essere dei riflessi negativi per Unipol e per le cooperative che hanno sostenuto l’operazione?
R. Penso proprio di no. Per quanto riguarda Unipol, basti dire che la relazione trimestrale al 30 settembre 2005 evidenzia una raccolta complessiva in crescita del 9,4% rispetto a quella dello stesso periodo dell’anno precedente ed un utile netto consolidato che cresce del 73,1%.
Per quanto riguarda, poi, le cooperative azioniste di grandi dimensioni che hanno partecipato all’aumento di capitale di Unipol necessario a finanziare l’operazione, bisogna considerare esse che vi hanno destinato un quota limitata del loro patrimonio. L’investimento, insomma, non intacca affatto la loro solidità e la capacità di portare avanti i progetti di sviluppo in cui sono impegnate.

D. Lei ha appena citato le grandi cooperative. C’è chi sostiene che la grande dimensione sia incompatibile con la mutualità e anche chi vi accusa di godere di agevolazioni fiscali. Che cosa risponde?
R. Si tratta di rilievi che ritengo infondati. Per quanto riguarda la mutualità, ritengo che non la si possa misurare con la dimensione di impresa. Del resto, anche la recente riforma del diritto cooperativo individua nella mutualità il principio distintivo dell’impresa cooperativa rispetto alle altre e ne fa il tratto unificante di tutta la cooperazione. È insomma nello scambio mutualistico, nel grado di soddisfacimento dei bisogni dei soci, che la legge riconosce una meritevolezza particolare, sotto il profilo sociale, alle imprese cooperative. A tutte le imprese cooperative: senza distinzione di attività o di dimensioni di impresa, ma solo sulla base della loro coerenza con la propria missione e della loro capacità di rispondere al meglio ai bisogni dei soci. Un obiettivo, come è facilmente comprensibile, che richiede alle cooperative di essere efficienti, anche attraverso una crescita delle dimensioni di impresa, in modo da poter competere efficacemente sul mercato. Per quanto riguarda il tema del fisco, è bene ribadire che le cooperative pagano le tasse come le altre imprese. Lo specifico regime "di favore" ad esse riservato, peraltro significativamente ridimensionato a seguito della riforma del diritto cooperativo, viene applicato esclusivamente agli utili destinati a riserve indivisibili. Utili, cioè, a cui i soci rinunciano per sempre, che vengono investiti nell’impresa per rafforzarla e farla crescere, a vantaggio dei soci futuri e di tutta la collettività. È questa rinuncia ad un diritto proprietario tipico degli altri tipi di impresa che giustifica un trattamento fiscale peculiare di queste risorse.

 

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