Nel 2004 le banche italiane hanno registrato risultati incoraggianti per la fase di crescita e razionalizzazione degli assetti organizzativi in corso: si è evidenziata, tra l’altro, una diminuzione del rapporto tra costo del personale e costi operativi (dal 55,9% del 2003 al 55,3% del 2004). Occorre proseguire su accorte politiche di risanamento per vincere la sfida della competitività con i principali competitori europei, procedendo ad una gestione d’impresa fondata sul rigore e l’efficienza. Buone prospettive occupazionali per i giovani che beneficeranno del nuovo strumento dell’apprendistato (introdotto nel 2005), mentre si conferma il trend crescente per il personale femminile. È quanto emerge dal Rapporto Abi 2005 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria, presentato oggi a Roma dal presidente Maurizio Sella. Giunto alla sua tredicesima edizione, il Rapporto traccia un ampio quadro della posizione competitiva del sistema bancario italiano.

Nonostante le strategie di razionalizzazione dei costi perseguite dalle banche italiane e una lieve contrazione della forza lavoro (inferiore all’1%) – che conferma la politica di riorganizzazione degli organici di settore in atto dal 1998 – continua a pesare sulle imprese bancarie italiane una redditività inferiore rispetto a quella di istituti di altri Paesi: nel Rapporto emerge infatti che la media del costo unitario del lavoro in Italia si attesta a 64.000 euro rispetto ai 61.000 della media europea ed ai 46.000 della Gran Bretagna.

"L’equilibrio tra la tutela del potere d’acquisto delle retribuzioni e le esigenze di recupero di competitività delle imprese bancarie – per Maurizio Sella, Presidente dell’Abi – è stato la parola d’ordine degli ultimi rinnovi contrattuali. Procedendo su questa strada, dobbiamo puntare ad azzerare il gap di redditività ed efficienza rispetto alle migliori banche europee attraverso una rigorosa gestione dei costi operativi".

Sul fronte occupazionale la novità di maggiore significato è rappresentata dall’introduzione dell’apprendistato professionalizzante, definito nell’ultimo rinnovo contrattuale e in via di approvazione da parte di tutte le Regioni. Alla luce di prime stime sul possibile flusso di assunzioni l’anno sull’intero territorio nazionale (4-5000 unità), l’apprendistato costituisce un giusto strumento per equilibrare esigenze di flessibilità nella gestione delle risorse umane con la possibilità di favorire l’accesso dei giovani nel mondo del lavoro. Particolarmente in un settore, quello bancario, che sta registrando una continua crescita del personale femminile: a fine anno le donne occupate sono pari al 39% del totale, grazie ad una politica di ingresso nel lavoro che vede sostanzialmente equivalere le assunzioni di uomini e donne e che tra il 1997 e il 2004 ha portato ad una riduzione del divario tra i sessi di ben 8 punti percentuali.

Alla presentazione del Rapporto, introdotto dal Presidente dell’Abi, Maurizio Sella, sono intervenuti Tiziano Treu, Commissione Lavoro del Senato, Francesco Pastore, Partner Deloitte Consulting; Luigi Prosperetti, Ordinario di Economia industriale "Università degli Studi", Milano – Bicocca; e Giancarlo Durante, Direttore Centrale Abi, Responsabile Area Sindacale e del Lavoro.

 

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