Sono stati resi noti a Milano i risultati della ricerca "Professioni da donna?" promossa dall’Ufficio Consigliera di Parità della Regione Lombardia in collaborazione con l’istituto Iard e la Gender. L’indagine, svoltasi su tutto il territorio lombardo tra maggio e giugno 2005, è stata rivolta a studenti e studentesse iscritti ad una scuola secondaria di II grado (quarto e quinto anno) al fine di registrare se tra le giovani donne, nel campo dell’orientamento professionale, ci fosse un condizionamento legato a "stereotipi di genere". Con il 22% dei consensi espresso dalle giovani intervistate, la sanità risulta il campo che va per la maggiore tra le ragazze, il 17%, poi, si è dichiarato "molto interessato" ad un inserimento nel settore alberghiero/ristorazione ed il 16% in quello economico-finanziario. Seguono l’istruzione, con il 12% dei consensi, e il commercio (11,5%).

I coetanei maschi sono attratti, invece, soprattutto dal settore finanziario (17%), dal commercio (14%) e dall’edilizia (11,2%). Emerge, inoltre, una controtendenza rispetto al passato nel settore delle telecomunicazioni (con 3,8% dei consensi femminili) ed in quello dei trasporti (5,4%). "Con questa indagine – afferma Bianca Giorcelli, Consigliera di Parità della Regione Lombardia – abbiamo voluto cogliere i nodi critici che ancora ostacolano l’inserimento lavorativo delle ragazze, soprattutto nel momento dell’ingresso al mercato del lavoro. Non mancano "segnali di apertura" alle donne, ma siamo convinte che occorra porre particolare attenzione alle modalità attraverso cui avvengono le scelte di studio e ai meccanismi di selezione delle imprese. Il nostro obiettivo è superare lo stereotipo troppo diffuso che esistano lavori "tipicamente maschili" o " tipicamente femminili".

Dal sondaggio, infatti, è emerso che, nonostante alcuni segnali in controtendenza, esiste e permane da parte delle aziende ancora l’idea che le ragazze siano orientate a scegliere percorsi professionali tipicamente femminili (materie umanistiche…), registrando, quindi, una carenza di richieste a lavorare in settori tecnici. Malgrado forte motivazione ed impegno così come competenze specialistiche e trasversali vengano riconosciute qualità tipiche delle risorse umane femminili, tuttavia le donne continuano ad essere penalizzate in ambito lavorativo, soprattutto per la dimostrata scarsa disponibilità ad orari di lavoro flessibili e ad una mobilità geografica.
Le Consigliere di Parità della Regione Lombardia sottolineano, dunque, la necessità di rivedere da una parte le modalità attraverso cui avvengono i processi di scelta di studio e professionali e dall’altra i meccanismi di selezione delle imprese. Occorre sostenere, insomma, un processo in cui l’informazione sia precisa, libera da pregiudizi e da stereotipi, aperta quanto più possibile a rappresentare un universo in cui i percorsi non siano così nettamente identificati come "tipicamente maschili" o "tipicamente femminili".

 

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