Esperienze europee a confronto, alla luce degli obiettivi della Strategia di Lisbona. Si è svolto stamani al teatro Piccolo Eliseo di Roma il convegno "Mercato del lavoro europeo: innovazione organizzativa, informativa e tecnologica", promosso dall’Unione Europea e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in collaborazione con Italia Lavoro.

Le trasformazioni economiche imposte dalla globalizzazione e dall’innovazione tecnologica hanno rivoluzionato i modelli culturali ed organizzativi. L’informazione e la conoscenza hanno assunto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle politiche occupazionali. Il Consiglio Europeo, con la Strategia di Lisbona del marzo 2000, si è posto l’obiettivo di fare dell’Unione Europea "l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale". Per raggiungere questo obiettivo, i Piani d’azione nazionale per l’occupazione hanno avviato progetti innovativi, soprattutto nel campo delle tecnologie ICT (Information and Communication Technology), destinati a realizzare "reti di servizi" sempre più efficaci e coinvolgenti per cittadini, imprese ed operatori.

Nel nostro Paese c’è stato un calo di partecipazione al lavoro dei giovani, passati dai 4,5 milioni del 1987 ai 2,1 del 2003. La partecipazione delle donne è invece cresciuta del 43% dal 1979 (contro il 2% di quella degli uomini). La mobilità nel lavoro per i giovani è cresciuta notevolmente, passando dal 60% al 120%, tra l’82 e il ’96.

In Italia è stata realizzata la Borsa Continua Nazionale del Lavoro, il nuovo portale on-line che accoglie le proposte di domanda/offerta lavoro, facilitando l’integrazione tra soggetti pubblici e privati e permettendo agli utenti di incontrare i diversi operatori, scegliendo le proposte che meglio rispondono alle loro esigenze. La Riforma Biagi innova i Servizi per l’impiego affiancando agli operatori pubblici del mercato (Centri per l’impiego), le Agenzie per il lavoro e gli altri operatori autorizzati o accreditati. Attualmente, le professioni più disponibili sul mercato del lavoro riguardano il personale di segreteria, con 2.104 profili proposti, le professioni amministrative e organizzative (1.605), i tecnici in scienze quantitative, fisiche e naturali (1.158) e gli specialisti delle scienze amministrative, commerciali e bancarie 760.

Le professioni più richieste dalle aziende sono, invece: amministrative e organizzative (1.797), professioni nei rapporti con i mercati (1.195), tecnici in scienza dell’ingegneria, delle costruzioni e del trasporto aereo e navale (1.157) e tecnici in scienze quantitative, fisiche e naturali (1.006).

Uno degli obiettivi contemplati dalla regolamentazione dei Fondi strutturali per il periodo 2000-2006 è sostenere l’adeguamento e l’ammodernamento delle politiche e dei sistemi di istruzione, formazione e occupazione. Per il periodo 2000-2006, la dotazione finanziaria dei Fondi strutturali è di 195 miliardi di euro (impegni finanziari 1999), cui si aggiungono 14,15 miliardi destinati ai dieci nuovi Stati membri. Per l’obiettivo 3 sono disponibili 24,05 miliardi di euro su sette anni (12,3% del totale) per i paesi dell’UE a 15 e 0,11 miliardi di euro per il periodo 1° maggio 2004 – 31 dicembre 2006 per i nuovi Stati membri (0,79% del totale) a carico esclusivamente del FSE.

All’Italia spettano 3milioni 744mila euro.
Il Piano Nazionale d’Azione per l’Occupazione (NAP) è il documento programmatico in cui gli Stati dell’Unione Europea danno conto dell’attuazione delle politiche del lavoro, dei progressi realizzati, delle risorse, anche comunitarie, impegnate, ed espongono gli impegni futuri. Il NAP è definito in coerenza con gli orientamenti della Strategia Europea per l’Occupazione, decisi nel Consiglio Europeo straordinario di Lussemburgo del novembre 1997 e reiterati nel Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000. Obiettivi prioritari individuati dall’Unione Europea e condivisi dal Governo italiano sono la crescita dell’occupazione e la lotta all’esclusione sociale. Per perseguire questi obiettivi occorre coniugare sviluppo economico e coesione sociale e garantire l’avanzamento verso una società e un’economia della conoscenza.

 

 

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