"Molte scuole, nessuna chiesa"; "Seimila interventi, che portano anche il tuo nome"; ecc
Sono solo alcuni degli slogan che accompagnano altrettanti spot, e che possiamo vedere e ascoltare in questi giorni sui media. Dal 1° maggio è partita a tamburo battente la campagna pubblicitaria sull’8 per mille delle chiese che hanno stipulato un’intesa con lo Stato, e che cercano di convincere il contribuente a destinare loro una fettina del loro reddito, l’8 per mille appunto. Non senza qualche polemica, in verità, come quella che ha visto contrapposte Rai e Unione delle Chiese metodiste e valdesi.

"Molte scuole, nessuna chiesa" è infatti il leit motiv della campagna di sensibilizzazione dei valdesi, che Rai e Sipra non hanno gradito – almeno inizialmente – perché in contrasto con un presunto codice etico dell’emittente pubblica. Una sorta di "provocazione" nei confronti della Chiesa cattolica, proprio nei giorni della morte del Papa (gli stessi in cui lo spot è stato presentato). Il niet del canale di Stato ha provocato una levata di scudi generale, con tanto di interrogazione parlamentare, e soprattutto la costernazione dei diretti interessati.

"Lo slogan e l’immagine – dice Gianni Genre, moderatore della Tavola valdese (l’organo esecutivo del Sinodo delle chiese valdesi e metodiste, ndr) – rappresentano esattamente il fatto che, come spiega il testo della campagna, ‘nemmeno un euro del nostro otto per mille viene utilizzato per le attività di culto’, cioè per la chiesa e per i pastori, ma viene tutto usato per progetti culturali, assistenziali e di solidarietà, in Italia e all’estero". Rai più realista del re, vista la sua reazione che in tanti hanno collegato alla prassi della Chiesa cattolica di destinare circa l’80 per cento delle entrate dell’otto per mille al sostentamento del clero e alla cosiddetta edilizia di culto, e solo il 20 per cento circa alle opere umanitarie, che pure sono al centro dei suoi spot tv.

Ma la Chiesa ha taciuto, e la Rai – il 27 aprile scorso – ha fatto marcia indietro. Via libera alla campagna dei valdesi. Intorno all’otto per mille, però, il dibattito continua. Quanti contribuenti, infatti, sanno come funziona effettivamente? E quanti di coloro che decidono di non destinarlo a nessuno, sanno che invece l’otto per mille sarà prelevato anche dalla loro dichiarazione dei redditi?

"L’otto per mille – spiega Maria Cecilia Guerra, redattrice de ‘Lavoce.info’ e ricercatrice del Centro Analisi delle Politiche Pubbliche dell’Università di Modena (www.capp.unimo.it) – nasce con la revisione del Concordato tra Chiesa cattolica e Stato italiano, e va a sostituire vecchi meccanismi precedenti di sostentamento al clero". Nessun problema finchè la religione cattolica è rimasta religione di Stato. Ma con la revisione del Concordato, che toglie al cattolicesimo tale status, non è più possibile mantenere in vita un tale meccanismo senza discriminare le altre confessioni e mettere in discussione il pluralismo dei culti. Attualmente sono sei i potenziali destinatari dell’otto per mille, oltre lo Stato: Chiesa cattolica e valdesi, appunto; Chiese Avventiste; Chiesa evangelica luterana; Assemblee di Dio in Italia; Unione delle Comunità Ebraiche.

A ciascuno viene attribuita la cifra derivante dalle scelte dei contribuenti, quelle espresse ma anche quelle non espresse. "Il meccanismo – dice Guerra – prevede che l’otto per mille dell’Irpef, qualunque sia l’entità, abbia una destinazione specifica che viene data una volta fissato il gettito fiscale". Dunque, chi non esprime la scelta a favore di un soggetto verserà comunque il suo otto per mille, ed esso sarà ripartito sulla base delle scelte espresse dagli altri. Che sono una minoranza: "Meno del 40 per cento – sostiene Guerra – e gli altri per lo più non sanno che basta solo fare la dichiarazione dei redditi per versare automaticamente (e inconsapevolmente) l’otto per mille". Meccanismo intrinsecamente discutibile, perchè ciascuno, privatamente, dovrebbe decidere se e come finanziare la propria fede: paradossalmente in Gran Bretagna, dove la Chiesa anglicana è religione di Stato, non esiste alcuna forma di sostentamento "imposto".

Ma non è tutto qui. Perché prelevare anche l’otto per mille di chi non vuole destinarlo a nessuno? Dice Maria Cecilia Guerra: "Se ci si fosse limitati ad assegnare le quote espresse, la Chiesa cattolica sarebbe stata sostanzialmente l’unica beneficiaria (quest’anno, otterrebbe l’87,2 per cento del 40 per cento). Gli altri culti prenderebbero una cifra ridicola, ed è per questo che si è deciso di far leva anche sulle scelte non espresse". Alle quali, peraltro, valdesi e avventisti rinunciano, ritenendo di dover usufruire solo del denaro esplicitamente loro destinato. L’utilizzo dei fondi dell’otto per mille da parte delle chiese è regolato dalla legge 222 del 1985 e dalle diverse intese stipulate con lo Stato italiano. In realtà, solo la Chiesa cattolica e quella evangelica luterana prevedono di destinarne una parte, anche ingente, a finalità prettamente religiose. Gli altri dedicano il loro otto per mille esclusivamente ad attività umanitarie, culturali e di solidarietà. L’attribuzione delle quote avviene attraverso una sorta di forfait annuale. In realtà, il Fisco non determina il gettito delle tasse complessivo puntualmente, anno per anno appunto, ma le quote dell’otto per mille vengono assegnate invece ogni anno attraverso un meccanismo di anticipazione.

E qui scatta la denuncia dei Radicali, attraverso l’associazione Anticlericale.net: "La legge prevede – spiegano dall’associazione – che ogni anno vi sia una verifica del gettito derivante dall’otto per mille: qualora il denaro spettante alle confessioni religiose sia superiore o inferiore a quello necessario a soddisfare le finalità di legge, è prevista la modifica dell’aliquota. Dal 1990 a oggi il denaro assegnato è quintuplicato (da 200 milioni di euro del ’90 ai 1016 milioni di euro del 2003), mentre ad esempio lo stipendio dei preti è solo raddoppiato". Nessuna modifica ad oggi è stata apportata al meccanismo. Rincara la dose Maria Cecilia Guerra: "Nei siti ‘ufficiali’ non esistono dati sul gettito.

Gli scopi per cui ciascuna confessione religiosa deve spendere i fondi dell’otto per mille in base alla Legge 222/85 e alle singole intese tra chiese e Stato (.xls)


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