"Gli italiani vogliono mangiare bene e sano. E’ evidente tra i consumatori una forte richiesta di qualità, genuinità, sicurezza e informazione. Così il presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC), Antonio Longo ha commentato i risultati del rapporto "Gli Italiani a tavola. Stili di vita e rischi alimentari" presentato oggi a Roma dall’associazione, sulla base di un’indagine realizzata da MDC in collaborazione con l’Ires (Istituto di Ricerche Economiche e Sociali). Secondo la ricerca infatti ansia e preoccupazione sono le emozioni più sentite dagli italiani a tavola: l’87,4% dei consumatori considera il sistema di produzione "molto rischioso", e il 75,8% di essi si manifesta "ansioso" nell’assumere i cibi.

In particolare, dal rapporto è emerso che i principali timori sugli alimenti riguardano gli ormoni (67,1%), i pesticidi (66,0%) e gli antibiotici (64,3%). L’87,4% dei consumatori considera il sistema di produzione "molto rischioso", e il 75,8% di essi si manifesta "ansioso" nell’assumere cibi. Le principali preoccupazioni sugli alimenti riguardano i pesticidi (66,0%), gli ormoni (67,1%) e gli antibiotici (64,3%). Queste preoccupazioni verso l’alterazione diretta dei cibi, fin dalla loro origine, vengono confermate dai dati relativi agli elementi di rischio individuati nel sistema di produzione: il 95,2% degli intervistati è preoccupato per l’uso di prodotti chimici, l’88,3% per l’uso di prodotti OGM, seguono, con l’82,1%, il sistema di trasporto e, con il 76,4%, la gestione dei punti vendita. "Le recenti vicende dell’influenza aviaria – ha aggiunto Longo – i numerosi sequestri di quantità ingenti di carne avariata, di latte all’inchiostro e di pomodori di dubbia provenienza dimostrano la necessità di un’attenta sorveglianza da parte dei Nas, delle Asl e delle stesse associazioni di consumatori, che svolgono una preziosa opera di informazione, sensibilizzazione e segnalazione all’autorità di tutti i casi sospetti rilevati dai cittadini. Insieme con le associazioni degli agricoltori possiamo svolgere una funzione essenziale per una migliore educazione ai consumi alimentari."

Le ansie si traducono in una richiesta di qualità per i prodotti alimentari. Gli attributi di cui gli intervistati tengono maggiormente conto sono: il sapore (97,2%), la data di scadenza (96,5%), i benefici per la salute (94,0%). Dal rapporto è emerso, infatti, che la disponibilità a pagare (DAP), ossia la domanda esercitata dai consumatori anche in presenza di un prezzo più alto, per ottenere maggiori garanzie e certificazioni, riguarda quasi la metà del campione (il 45,2%), e si concentra, come ovvio, nelle fasce di reddito più alte. Gli attributi di cui gli intervistati tengono maggiormente conto nella scelta dei cibi sono il sapore (97,2%), la data di scadenza (96,5%), i benefici per la salute (94,0%).

I cittadini italiani chiedono quindi sicurezza, qualità ma anche informazione. In particolare, il 73,2% degli intervistati ha dimostrato di essere piuttosto informato (40,9%) o, addirittura, informatissimo (32,3) sulla correttezza dei comportamenti a tavola e delle abitudini alimentari. Ma questo scenario positivo muta radicalmente se si parla di prodotti alimentari di qualità: un intervistato su tre (29,6%), infatti, non sa dare una definizione corretta di prodotto biologico. secondo il rapporto "Il consumatore italiano" – ha affermato il Presidente dell’Ires, Agostino Megale – "ha un’alta propensione all’informazione, così come il nostro studio sottolinea. Ma tale propensione e disponibilità ad apprendere è frustrata spesso da un’industria e da una distribuzione reticente sotto quest’aspetto, che produce, cioè, un’infinità di dati e nessun sapere. Adeguate campagne informative e di educazione alimentare implicano un nuovo sistema di alleanze e, quindi, una concertazione partecipata della qualità alimentare che coinvolga tutti gli attori della filiera. E’ interesse dei lavoratori e del movimento sindacale italiano, operare per una maggiore trasparenza delle imprese e della distribuzione, al fine di garantire maggior qualità e maggior sicurezza dei prodotti. Per questo vanno sviluppate forme di governance e di concertazione fra tutti gli attori, a partire dai sindacati, dalle associazioni dei consumatori, dalle Associazione dei Ristoratori, fino alle autorità istituzionali e locali. Tutto ciò è indispensabile per difendere e valorizzare anche l’industria nazionale dei prodotti alimentari, così come hanno fatto, nel corso di questi anni, i sindacati del settore alimentare di Cgil, Cisl e Uil".

La ricerca "Gli italiani a tavola" ha inoltre 4 i diversi identikit del consumatore italiano. Gli "ottimisti", che rappresentano il 47% del campione, sono quelli con la più bassa percezione dei rischi alimentari e che non sarebbero disposti a pagare un prezzo più alto per avere dei prodotti garantiti e certificati. Sono "abbastanza informati", tranne nel caso degli Ogm. Gli "Incuranti" sono invece i meno informati, meno attenti ai rischi e alla qualità degli alimenti. Il 6,8% del campione è costituito dagli "Edonisti Equilibrati", categoria che si caratterizza per un’alta propensione all’informazione ed un’elevata percezione dei rischi, per un elevato livello culturale e per il più alto orientamento alla qualità. Infine gli "allarmisti", il 22% degli intervistati, per i quali è stata rilevata un’altissima percezione dei rischi alimentari. I loro timori riguardano l’intero processo produttivo e sono i soggetti che più guardano con sfiducia alla gestione dei punti vendita. Un volto a queste categorie è stato delineato da Stefano Masini, Responsabile Ambiente e Territorio Coldiretti Nazionale, che ha visto "negli Ottimisti, una casalinga o un single, negli "Incuranti", un pensionato di campagna, negli "Edonisti", dei consumatori attente alle mode per i quali i bisogni cedono il passo ai desideri". Mentre per gli "Allarmisti" Masini ha sottolineato "il pericoloso ruolo della pubblicità vista la vulnerabilità di questa categoria di consumatori".

 

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