Secondo l’indagine di Consumers’ Forum e Movimento Consumatori, l’impresa italiana punta sulla responsabilità sociale (RSI). In questo modo, il 67% degli imprenditori promuovere "un nuovo modo di fare impresa" mentre circa il 50% vi ricorre per radicarsi sul territorio e per migliorare il rapporto con i dipendenti. Toscana ed Emilia Romagna ai primi posti in Italia per la diffusione della RSI.

Il 65% delle imprese italiane ritiene che la responsabilità sociale migliori la vita dei suoi dipendenti, il 48% la sceglie per confermare il suo radicamento sul territorio e nella comunità, il 52% afferma che accresce il valore della produzione. Ad evidenziare la crescente attenzione delle aziende nei confronti delle pratiche di sviluppo sostenibile e dei codici di condotta interni è il "Rapporto 2004 sulla responsabilità sociale", elaborato da Consumers’ Forum e Movimento Consumatori.
L’indagine, presentata oggi nel corso di una tavola rotonda a Roma, fotografa la situazione italiana per quanto riguarda la certificazione sociale, da poco introdotta nel nostro paese, sia dal punto di vista delle imprese sia del mondo no-profit. Stando alla ricerca, si tratta di una realtà in via di consolidamento. In tal senso la ricerca dimostra che per la metà delle aziende la RSI rappresenta uno strumento per riaffermare il radicamento del territorio. A promuovere il maggior numero di progetti di certificazione, sono le imprese di Toscana (30%) E Emilia Romagna (16%) seguite da Lombardia (11%), Piemonte e Abruzzo (7%). E mentre le altre si attestano tra il 4 e il 5% fanalino di coda sono Liguria, Trentino – Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Basilicata.
Nonostante i pesanti oneri a carico delle imprese , non sono soltanto le grandi aziende a prevedere regole interne di RSI. L’indagine ha coinvolto nel 35% dei casi grandi strutture, a fronte del 63% composto da PMI. Consapevoli della portata di tale scelta in termini di visibilità, quasi l’80% delle imprese intervistate afferma che il vantaggio più evidente della RSI consiste nel miglioramento di immagine, mentre circa la metà delle aziende ritiene che il rapporto col personale sia migliorato. Inoltre, per il 67% delle aziende, la responsabilità sociale promuove un nuovo modo di fare impresa.

La ricerca in questo ambito è un ulteriore contributo affinché sempre più costante e vicino sia il confronto tra aziende e associazioni. Queste le parole di Antonio Longo, presidente del Consumers’ Forum – che precisa "E’ necessario individuare il terreno dove le imprese si possono misurare al di là delle leggi e degli accordi sindacali. Le aziende devono fare qualche sforzo in più nel rapporto con il contesto socio – culturale in cui intendono operare. La RSI può essere una pluralità di percorsi sui quali l’azienda si incammina con le associazioni di consumatori e la tra i vari soggetti pubblici, privati e del no profit diventa fondamentale per raggiungere dei risultati".

" In altre parole – afferma Paolo Graziano, curatore della ricerca – l’impresa davvero innovativa è quella che fa responsabilità sociale. Non a caso Banca Etica, Granarolo e Coop risultano essere tra le imprese più meritevoli sotto il profilo della RSI: Peraltro laddove è più semplice parlare di RSI si nota l’assenza di un sostegno delle istituzioni".Dal punto di vista della realizzazione le 20 associazioni no profit intervistate affermano che spesso dietro le pratiche di RSI si nascondono scelte esclusivamente finalizzate al marketing. Manca – secondo la ricerca – un criterio di valutazione comune sull’impatto sociale dei progetti aziendali.

"In questo senso – spiega Massimo de Grandi, Movimento Consumatori – lamentiamo una scarsa collaborazione con le associazioni dei consumatori che potrebbero essere di grande aiuto nella fase di orientamento del progetto a favore dei cittadini, destinatari ultimi della RSI". Gli dà ragione Paolo Bartolomei, responsabile Istituzioni ed associazioni della TIM che ha affermato: "Essere impegnati nella RSI significa coinvolgere l’intera struttura d’impresa. In tal senso mi piace ricordare l’esperienza del portale "TIMXTE" e la conciliazione on line, realizzate entrambe con le associazioni dei consumatori".


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