Si è svolta stamani a Roma presso l’Hotel Exedra la conferenza stampa di presentazione della ricerca sui nuovi trend di consumo delle acque minerali, organizzata da Mineracqua.
Nonostante la congiuntura economica, l’acqua minerale rimane la bevanda più diffusa in Italia: il 97% delle famiglie italiane acquista acqua minerale più o meno regolarmente, riconoscendo alla categoria di prodotto valori significativi dal punto di vista sensoriale, garantista e funzionale. Questo il risultato che emerge dall’indagine che GfK ha condotto attraverso focus group, interviste personali e rilevazioni di dati quantitativi ricavati dal campione rappresentativo della popolazione e delle famiglie italiane.

Nel 2004 sono stati prodotti circa 11 miliardi di litri di acqua minerale naturale, con una flessione di circa il 4% rispetto al 2003. Il caso si è verificato per la concomitanza di cause egualmente rilevanti: il generale rallentamento dell’economia, il calo del turismo sia nazionale che internazionale che ha pesato particolarmente sui consumi nei servizi pubblici. L’area sensoriale è prevalente e si basa a sua volta su tre variabili, il gusto, l’odore, la trasparenza. Nell’area garantista è emerso che l’etichetta è certamente un veicolo di rassicurazione ma esistono anche altri fattori che confluiscono a livello emotivo nella sicurezza contribuendo a rafforzare l’immagine del prodotto: la provenienza, la marca, l’imbottigliamento. Nell’area funzionale è prevalente l’opportunità di una scelta più adatta ai propri bisogni e a quelli della propria famiglia.

L’apprezzamento per la varietà dell’offerta può anche in questo caso essere riassunta nella diversità della composizione, la tipologia, infatti si può scegliere tra acqua piatta e acqua gassata; le indicazioni sulla proprietà favorevoli alla salute. Sul fronte dei consumi i dati elaborati da Gfk mostrano che il raffreddamento è stato meno rilevante e confermano la crescita nel 2004 rispetto al 2002. In particolare, per la prima volta il consumo di acqua minerale nel centro sud supera quello del nord attestandosi al 51%.

I dati dell’indagine hanno aperto un dibattito e riflessioni sull’andamento del mercato nel settore delle acque minerali, partecipe il presidente del Censis, Giuseppe De Rita che ha affermato: " L’acqua minerale si sceglie per gusto, per la sensazione di piacere. Un valore che per il consumatore risulta importante e quindi va regolato. Se si riduce questa emozione sensoriale l’acqua minerale non avrà più il valore di prima e quindi sarà ricondotta alla normalità e qui si rischia che il cittadino scelga l’acqua del rubinetto. L’evoluzione della dimensione sensoriale minaccia il settore delle acque minerali". Troppe marche, troppa penetrazione nel mercato associato alla maggiore presenza dei beni di largo consumo nel canale distributivo dei discount fa decrescere il valore sensoriale e divenire il prodotto indifferenziato. E’ necessario legare l’acqua ad uno stile di vita e da parte delle aziende avere una maggiore attenzione e capacità strategica per evitare i rischi di una caduta da parte del settore".

Al pensiero del presidente del Censis segue l’intervento del presidente di Mineracqua Ettore Fortuna che sostiene: "E’ necessario lavorare con le associazioni dei consumatori affinché il cittadino consapevole veda realizzate le sue aspettative di salute. Le riflessioni di De Rita ci sollecitano a tirare fuori la massima intelligenza in un mercato difficile".

Anello di congiunzione e di confronto tra le aziende e le associazioni dei consumatori le affermazioni di Antonio Longo, presidente di Consumers’ Forum che afferma: "Insieme a Mineracqua vogliamo proseguire la battaglia contro le acque mineralizzate artificialmente, che portate a tavola nei ristoranti e nei bar ad un costo di 3 – 4 euro viene somministrata al consumatore con la stessa garanzia e sicurezza di un acqua minerale imbottigliata".


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