Oggi, 16 marzo, entra in vigore la legge sull’affido condiviso dei figli. La norma, approvata in via definitiva lo scorso 24 gennaio, riconosce al figlio minore il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di loro; di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi; di conservare rapporti significativi con gli ascendenti ed i parenti di ciascun ramo.

In particolare, la legge modifica l’articolo 155 del codice civile (Provvedimenti riguardo ai figli), fissando obiettivi e criteri ai quali il giudice deve attenersi nell’adozione di provvedimenti relativi alla prole in caso di separazione dei coniugi. Il giudice valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori, oppure stabilisce a quale dei due i figli debbano essere affidati; determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore; fissa la misura e il modo con cui ciascun genitore deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.

In ogni caso ciascuno dei genitori può sempre chiedere l’affidamento esclusivo quando ne sussistano le condizioni, nonché la revisione delle disposizioni concernenti l’affidamento, l’attribuzione dell’esercizio della potestà e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo.

Le decisioni relative all’istruzione, all’educazione e alla salute dei figli sono assunte di comune accordo, tenuto conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice.

Per quanto riguarda i figli maggiorenni, secondo la legge se non sono indipendenti economicamente, il giudice può disporre il pagamento di un assegno periodico; se sono portatori di handicap grave, si applicano le disposizioni previste in favore dei figli minori.

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