La televisione spesso trasmette ai nostri figli messaggi negativi che forse non violano leggi o codici ma risultano gravemente diseducativi. Abbiamo il dovere di non essere indifferenti e chiedere di rispettare i bambini. Cosi il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, rivolge il suo saluto ai partecipanti del convegno sul Servizio pubblico radiotelevisivo e dignità della persona, organizzato oggi a Montecitorio. Casini parla anche da padre e lancia un appello per tutelare i minori, soprattutto in Tv, al fine di evitare che vengano trattati talvolta come adulti in miniatura o che addirittura si rida di loro. Penso al problema della tutela dei minori – dice Casini- non solo rispetto alla privacy, ma nel contesto generale del messaggio televisivo, di cui i minori sono i fruitori più sensibili e indifesi. Mentre noi adulti guardiamo la televisione per divertimento o per essere informati, la maggior parte dei bambini la guarda per cercare di capire il mondo e farsi un quadro della realtà. Il problema si pone in termini anche più delicati quando i minori sono essi stessi parte dello spettacolo televisivo che vivono come una prova che misura le loro capacità e li espone al giudizio di tutti. Il presidente della Camera chiede di rispettare i bambini. Auspico che a questo obiettivo si possa giungere nel segno di un senso di responsabilità diffuso e condiviso, a partire da noi genitori. In questa direzione, il compito di tutti voi e determinante. Giornalisti e Garanti per la privacy hanno gia dimostrato di saper lavorare insieme. Ma, spiega Casini, lungo questa strada possiamo fare di più, innalzando costantemente gli argini necessari per difendere la dignità della persona, ma anche contribuendo a tenere desta la coscienza e la capacita critica dei nostri figli e delle future generazioni.

Segue l’intervento di Mauro Paissan, Garante per la protezione dei dati personali che incentra la discussione sul diritto di cronaca e diritti dei cittadini e si chiede: E’ giusto trasmettere le immagini degli ultimi istanti di vita dell’allenatore Franco Scoglio? Nel riferire della vicenda di Lapo Elkann giornali e tv sono andati oltre il lecito nel parlare dettagliatamente di droga, sesso e salute? E ancora: è possibile riproporre in video a 16 anno di distanza dai fatti immagini negative di una donna che nel frattempo ha cambiato radicalmente vita diventando un’altra persona? Nel fare cronaca , nel fare intrattenimento – spiega Paissan – la televisione, ma vale per tutti i media, può anche fare male; può ledere il diritto alla dignità delle persone sulle quali si fa informazione o che diventano protagoniste di trasmissioni. Parleremo della persona come oggetto – soggetto della notizia, dell’intervista, del talk show, non tanto del telespettatore come fruitore della comunicazione. Punteremo l’obiettivo sulla Rai . – continua la voce del Garante – Non solo perché la Commissione parlamentare di vigilanza ha competenza in questo settore ma anche perché la Rai è tenuta, come tutti i media, ma in modo e in misura particolare a rispettare i doveri di correttezza di lealtà di rispetto delle norme e delle regole. Parliamo di dignità della persona, quindi non solo privacy, non solo riservatezza. La Carta europea dei diritti si apre proprio con il riconoscimento solenne "La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata". La dignità è divenuta il parametro fondamentale – precisa il Garante – per la valutazione della liceità del trattamento dei dati personali in ambito giornalistico anche grazie al codice deontologico del 1998. Tra libertà di informazione e tutela della persona c’è un rapporto dialettico, una tensione. Questi diritti vanno resi compatibili tra di loro con una costante ricerca di bilanciamento, di equilibrio. E da qui che deve esercitarsi in primo luogo la responsabilità primaria del giornalista.

L’intento per il Garante – conclude Paissan – è quello di favorire un approccio il più possibile equilibrato, privo di intenti moralizzatori o moralistici e volto al rafforzamento di una cultura dell’informazione in grado di conciliare la libertà dell’informazione con il rispetto della persona: per un giornalismo più attento, più sensibile, meno cinico. Resta da stabilire al di là di quanto previsto dalle norme quale istanza aziendale e/o istituzionale è chiamata ad accompagnare questo processo che è insieme culturale e professionale per il rispetto dei principi dei valori e dei diritti finora richiamati. Sullo stesso tema interviene Claudio Petruccioli, presidente Rai specifica: "Il servizio pubblico è tale perché viene giudicato pubblicamente e il peso del giudizio pubblico è decisivo. Questo è un giudizio che noi dobbiamo tenerne conto. Le norme, le leggi, il codice deontologico devono essere rispettate. L’informazione deve essere libera e i limiti sono importanti: come il diritto alla persona. Chi fa informazione deve sapere che quest’ultima può fare male non solo al destinatario del messaggio ma anche a se stesso e in questo caso che sopraggiunge la responsabilità individuale del giornalista".

"In questa materia così delicata che tocca i minori credo – sostiene invece Livia Pomodoro, Tribunale dei Minorenni – che la Carta di Treviso sia un utile riferimento normativo che ha fatto crescere la sensibilità. Non occorre che ci siano solo principi generali per evitare le violazioni è necessaria la cultura, l’adesione di coloro che fanno informazione pubblica o privata. E’ necessario denunciare, ma se arrivano in ritardo non serve a nessuno. Il danno subito da una violazione di norme deontologiche può essere rilevante e condizionare il futuro".

Significativo l’intervento di Vittorio Roidi, Ordine dei giornalisti che sottolinea: "Oggi è sempre più difficile separare il giornalismo inteso come informazione, ricercare della verità, verifica delle fonti poiché lo spettacolo si sovrappone. La Rai se vuole fare giornalismo deve scindere questi due elementi: Pippo Baudo, la Venier non sono Bruno Vespa. Sono anni che chiediamo al Parlamento un Giurì per decidere su queste questioni. Altro punto carente le rettifiche, sempre meno televisioni e altri media rettificano le informazioni date".

Emilio Rossi, Comitato di vigilanza TV e minori presso la presidenza del Consiglio dei Ministri ha affermato: "La qualità dei programmi non si misura sui generi. Bisognerebbe chiedere al servizio pubblico di fare tutto diversamente. La dignità della persona è offesa non tanto e non solo dal linguaggio ma anche dalla violenza scatenata, dall’aggressione verbale, dalla banalizzazione di tutti gli aspetti, compreso i sentimenti dei ragazzi, mostrando immagini e informazioni trasmesse che tutto è possibile".

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