Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ha depositato alla Procura di Torino, questa mattina, una denuncia verso una scuola Elementare di Graglia (BI) accusata di "aver avuto un atteggiamento superficiale in talune circostanze". Nello specifico, il Comitato, dietro segnalazione della signora M.A, ha denunciato la scuola elementare che aveva diagnosticato come dislessica la figlia della signora mentre la bambina aveva solo problemi di adenoidi. "Mi chiedo – sostiene la mamma – con quale diritto e competenza le maestre di queste scuole emettono diagnosi di dislessia o richiedono consulenze psicologiche sui bambini, senza richiedere ai genitori un esame medico competente che accerti il reale stato delle cose creando nulla più che allarmismo".

"Intorno a ottobre-novembre 2004 – si legge nelle memorie depositate dalla signora M.A. – ho ricevuto una comunicazione dalla scuola elementare di Graglia con scritto se volevo far fare a mia figlia dei colloqui in privato con la psicologa che gestisce lo sportello psicologico della scuola Elementare. Sono a conoscenza che tale richiesta fu indirizzata a tutti i genitori della classe. A tale richiesta risposi di no per iscritto, così successivamente ricevetti una telefonata da parte della maestra di mia figlia che mi disse che la bambina avrebbe avuto bisogno della psicologa perché non era in pari con gli altri bambini e ci stava impiegando troppo tempo ad imparare a leggere e scrivere".

"L’insistenza – continua la mamma di Graglie – da parte della maestra mi lasciò molto perplessa anche in considerazione del fatto che mia figlia aveva appena iniziato la classe prima elementare! Ed inoltre già dall’inizio dell’anno scolastico l’avevo avvisata che mia figlia essendo stata appena operata chirurgicamente per l’asportazione delle adenoidi e tonsille aveva dei problemi ad esprimersi con facilità ed infatti le stavo facendo fare delle sedute di logopedia per ripristinare il corretto uso degli organi fonici. Io rifiutai la proposta di consulenza psicologica e risposi alla maestra che mi sarei rivolta a professionisti privati".

"Ricordo che in quello stesso periodo – conclude la signora M.A. – anche un’altra insegnante di mia figlia, arrivò a comunicarmi che mia figlia era dislessica. Immediatamente feci fare una serie di esami medici completi con un foniatra che, dopo aver visitato mia figlia, mi consigliò di farle fare delle sedute di logopedia poiché il problema della difficoltà espressiva verbale di mia figlia era stato provocato dalle adenoidi asportate un po’ troppo tardi in termini di età, ma oltre a questo mia figlia non presentava alcun altro problema. Segnalo, inoltre, che la medesima esperienza l’ebbi con la maestra della scuola materna di Graglia".

"Da questo tipo di segnalazioni – secondo il Dott. D’Alessandro, coordinatore regionale del CCDU – pare emergere una certa linea di condotta; una sorta di promozione anche propagandistica, oltre che di tipo organizzativo, volta a spingere i cittadini verso i servizi psicologici e psichiatrici all’interno delle stesse strutture pubbliche. Se la signora non avesse avuto l’accortezza di accertare l’eventuale esistenza di una condizione fisica non ottimale in sua figlia ed avesse invece seguito le indicazioni delle maestre che si sono susseguite con insistenza nel proporle la consulenza psicologica, ora forse sua figlia sarebbe l’ennesima vittima dell’indebita ingerenza di psicologi e psichiatri dentro l’istituzione scolastica. Questo atteggiamento nei confronti del disagio rischia di creare una popolazione farmacodipendente: è questo l’obiettivo a cui mira la moderna psichiatria?".

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