Gran parte della legge sulla coesistenza tra forme di agricoltura transgenica, convenzionale e biologica è illegitima. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale con la sentenza n. 166 in cui spiega che la materia oggetto degli articoli impugnati, riferendosi alla coltivazione a fini produttivi e quindi all’attività agricola, va disciplinata a livello regionale e non statale.

Infatti, secondo la Costituzione italiana (art. 117) la materia agricoltura rientra nella competenza legislativa regionale mentre quella ambientale è di competenza esclusiva dello Stato. In riferimento agli articoli impugnati, la Corte osserva che "mentre il rispetto del principio di coesistenza delle colture transgeniche con le forme di agricoltura convenzionale e biologica inerisce ai principi di tutela ambientale, invece la coltivazione a fini produttivi riguarda chiaramente il settore dell’agricoltura".

Immediato il commento del Ministro delle Politiche Agricole e Forestali Gianni Alemanno. "Nessuno – dichiara il Ministro – ha mai messo in discussione le competenze legislative delle Regioni in materia di coesistenza agricola per l’utilizzo degli Ogm, tant’è vero che il decreto legge sulla materia è stato promulgato d’intesa con la Conferenza Stato – Regioni, e che per tutti gli atti applicativi era prevista quest’intesa".

"Ma c’è un motivo di fondo ineludibile – prosegue Alemanno – che impone una normativa nazionale sulla coesistenza agricola per l’utilizzo degli Ogm: il problema di gestire i rapporti di confine tra una Regione e l’altra e la necessità di evitare l’uso di Ogm prima dell’approvazione dei Piani Regionali di Coesistenza. In questo modo salvando soltanto i principi generali della nostra legge, la Corte Costituzionale ha aperto un pericoloso varco alla contaminazione diffusa di materiali agricoli transgenici anche nelle Regioni e nelle aree agricole di pregio che vogliono rimanere "Ogm Free".

"Ho telefonato al presidente dell’Emilia Romagna Errani, coordinatore dei Presidenti di Regione – conclude il Ministro – per concordare una linea comune al fine di scongiurare questo pericolo, ed entro la prossima settimana definiremo un provvedimento d’urgenza che permetta la sistema agricolo italiano di superare la fase di transizione politica collegata allo scioglimento delle Camere".

"Un’empasse istituzionale". Così Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente ha definito la bocciatura della legge sulla coesistenza da parte della Consulta. "A quelli che sono gli indirizzi europei, – continua Ferrante – si sono contrapposti quelli della Consulta. Si è così creato un nodo che ci auguriamo venga sciolto al più presto nel pieno rispetto, però, dei cittadini. Non è pensabile, infatti, non tenere in considerazione quell’80% di cittadini europei che non vogliono gli Ogm. Dunque bisognerà trovare una via d’uscita tra le diverse legislazioni, con un occhio di riguardo ai consumatori".

Per Coldiretti serve invece un dibattito pubblico sul tema. "Il fatto che il 77 per cento degli italiani – si legge in una nota – secondo il sondaggio Eurobarometro, sia preoccupato della presenza di organismi geneticamente modificati (Ogm) negli alimenti dimostra la necessità di aprire un dibattito pubblico e di investire nella ricerca per evitare di aprire la strada al rischio di contaminare irreversibilmente l’ambiente e di danneggiare la salute dei cittadini".

Quale valore potrà avere il decreto sulla coesistenza, la cui bozza di articolato contiene le linee guida e alcune raccomandazioni che costituiscono la premessa all’emanazione del decreto sulla coesistenza? A chiederselo è anche la Cia che esprime incertezza e ritiene che sia"Indispensabile salvaguardare il lavoro dell’agricoltore che deve programmare il suo lavoro nella massima chiarezza".

Quali saranno le distanze di sicurezza che saranno predisposte a tutela del convenzionale e del biologico? Chi sarà tenuto a pagare i danni ambientali ed economici dell’inquinamento genetico? Quali saranno i costi aggiuntivi per mantenere separate le filiere delle diverse agricolture? Queste, invece, sono gli interrogativi posti dal partito dei Verdi che chiedono una risposta immediata.

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