Sugli Ogm sarebbe necessaria una più approfondita riflessione da parte dell’Unione europea. E’ quanto chiede la Cia-Confederazione italiana agricoltori per la quale in mancanza di una normativa sulle sementi e sulla coesistenza sarebbe opportuno non prendere alcuna decisione. Nello stesso tempo ribadisce che all’agricoltura italiana non servono gli organismi geneticamente modificati.

Il richiamo degli agricoltori viene all’indomani della proposta della Commissione Ue di autorizzare una patata geneticamente modificata per usi industriali e alla vigilia dei Consigli dei ministri europei dell’Ambiente e dell’Agricoltura, in programma, rispettivamente, lunedì 18 dicembre e martedì 19 dicembre, che dovrebbero pronunciarsi in merito al divieto dell’Austria sulla commercializzazione di due varietà di mais transgenico.

La Cia ricorda che entro tre mesi il Consiglio dei ministri Ue dovrebbe decidere sull’utilizzo o meno della patata Ogm, che, se autorizzata, sarebbe la prima coltura transgenica dalla fine della moratoria del 2004. Tutte le autorizzazioni finora concesse hanno, infatti, riguardato soltanto la commercializzazione. Questa patata, prodotta dalla Basf, non dovrebbe essere utilizzata per l’alimentazione, ma solo per scopi industriali (produzione di carta, colle e materiali per le costruzioni). Da qui, comunque, la richiesta della Confederazione di non procedere, senza che prima si siano delineate normative chiare nella complessa materia degli Ogm.

Per quanto riguarda, invece, il problema sollevato dall’Austria con il divieto di commercializzazione di mais transgenico, la Cia evidenzia che, nelle prossime riunioni dell’Ue in sede di Consiglio dei ministri, sembra profilarsi una maggioranza qualificata di paesi, tra cui l’Italia, a favore dell’embargo austriaco. Una posizione che va sostenuta nel rispetto del principio di precauzione nel quale deve essere prevista la possibilità di zone Ogm free, così come proposto anche dal Comitato delle Regioni che ha adottato recentemente una relazione del presidente della regione Lazio. Questione che è stata anche oggetto dell’ultima Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.

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