"Serve piu’ ricerca e sperimentazione sul campo per verificare gli effetti sull’agroecosistema con le modalità di coltivazione, distanze e mezzi tecnici utilizzati, soprattutto dopo i rischi di contaminazione evidenziati dalla recente ricerca inglese". E’ quanto afferma Coldiretti in riferimento alle indiscrezioni sui contenuti delle linee guida per la coesistenza fra coltivazioni convenzionali, biologiche e Ogm predisposte dal gruppo di esperti costituito dal ministero delle Politiche agricole. Si tratta in sostanza – precisano i coltivatori – di prevedere una moratoria, per cosi dire scientifica, in grado di consentire alle amministrazioni regionali la verifica dell’effettiva capacità degli strumenti di precauzione introdotti dall’emanando decreto al fine di non compromettere la qualità, la tipicità, la salubrità delle produzioni tradizionali a denominazione d’origine, nonché di quelle biologiche.

Occorre lanciare un vero programma di ricerca, non fatto di collage di notizie di stampa estera, ma di programmi rigorosi su base regionale, d’intesa con università e centri specializzati, per verificare effettivamente e in modo trasparente le conseguenze dell’impiego di Ogm a cielo aperto. La legge approvata dal Parlamento – sostiene l’ associazione di categoria – è un buon risultato ma occorre procedere con prudenza e nel rispetto del principio di precauzione per non rischiare di pregiudicare il primato della qualità dell’agricoltura italiana. Anche la sempre maggiore adesione di amministrazioni locali alla delibera per liberare i territori comunali dal transgenico testimonia della necessità di fare chiarezza in materia di Ogm.

Una scelta che in Italia è il frutto di un vasto movimento di opinione trasversale dal punto di vista politico e sociale riunito nella coalizione "Liberi da Ogm" che nell’arco degli ultimi sei mesi ha visto aumentare del 18,5% il numero di comuni dichiarati Ogm free che hanno raggiunto quota 2.199. Un risultato – conclude Coldiretti – che mette in evidenza la grande opposizione dei cittadini e delle Istituzioni regionali e territoriali al biotech nei piatti del Made in Italy nell’interesse generale dell’economia, dell’ambiente e dell’intera società.


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