Il Centro comune di ricerca della Commissione europea sta pubblicando una serie di studi di casi sul modo in cui gli agricoltori possono ridurre la presenza fortuita di materiale geneticamente modificato in raccolti non geneticamente modificati. La relazione intende fornire una base scientifica per la futura concezione e applicazione di misure di coesistenza nell’UE.

Dal documento emerge la possibilità di produrre raccolti che rispettano la soglia dello 0,9%fissata dall’Unione europea, senza grandi cambiamenti nelle pratiche agricole, se la presenza fortuita di materiale geneticamente modificato nelle sementi non supera lo 0,5%. Dovrebbe essere possibile anche produrre sementi contenenti al massimo lo 0,5% di sementi geneticamente modificate senza dover cambiare sensibilmente le modalità di produzione.

La relazione conclude che in Europa è possibile produrre sementi convenzionali (non geneticamente modificate) con una presenza accidentale di materiale geneticamente modificato non superiore allo 0,5%[2], senza cambiare nulla nelle pratiche agricole per quanto riguarda la barbabietola da zucchero e il cotone, o con l’ausilio di piccoli cambiamenti per quanto riguarda il granturco. Per la produzione di granturco, questi cambiamenti si dovrebbero basare su pratiche esistenti (cioè l’estensione delle attuali distanze di isolamento tra i campi di produzione di sementi ed i campi di produzione di granturco). Per ridurre la soglia di OGM presenti nelle sementi allo 0,3% bisognerebbe inoltre adottare misure complementari (ad esempio, disponendo i lotti geneticamente modificati ed i lotti tradizionali in modo da tenere conto della direzione dei venti dominanti). Infine, non sarebbe possibile garantire una presenza accidentale d’OGM inferiore allo 0,1% nelle sementi di granturco se le misure di coesistenza dovessero limitarsi ad interventi

I casi studiati riguardano la produzione di piante e di sementi di granturco, di barbabietola da zucchero e di cotone. La relazione esamina anche la possibilità di produrre sementi convenzionali in Europa senza superare le varie soglie previste per la presenza di sementi geneticamente modificate. Lo studio tratta la problematica su scala regionale con simulazioni che utilizzano dati relativi ai paesaggi agricoli europei, alle condizioni meteorologiche ed alle pratiche agricole, anziché accontentarsi delle analisi dei trasferimenti da campo a campo effettuate finora.

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